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J'ACCUSE/ Vi racconto perché ho difeso Marinella Colombo nella lotta per i suoi figli

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Marinella resterà per oltre un anno agli arresti domiciliari, isolata, senza lavorare, senza una vita, senza alcun contatto con i suoi figli. Nessuna Autorità, né tedesca né italiana, si interesserà delle conseguenze del repentino distacco tra Leonardo, Niccolò e la loro madre (quello stesso genitore dal quale si era dichiarato fosse inimmaginabile separarli) oltre che dalla famiglia tutta di parte italiana (nonna, zii) né, successivamente, di assicurare un contatto, anche solo telefonico, tra questi e i bambini. E nessuna Autorità si prende la responsabilità di farsi carico dell’attuale situazione, che è in se stessa emblematica della limitatezza del sistema giuridico in materia, e del suo scollamento rispetto agli interessi dei minori.

In questi giorni Silvia, Olivier, Kimberly, Jumana sono chiamati a comparire davanti ad un Tribunale penale per rispondere, come fu per Marinella, di reati gravissimi: tutti hanno in comune una vicenda coniugale/sentimentale con un cittadino tedesco e, al momento della separazione hanno visto interrotti i rapporti con i loro figli, che dalla Germania non sono più usciti. E’ giusto che, un’altra volta, questioni familiari delicatissime vengano trattate con strumenti penali, quale è il mandato d’arresto europeo? Ed è coerente che, da un lato si utilizzi lo strumento europeo (MAE) e dall’altro si persista su posizioni nazionalistiche ben lontane delle logiche comunitarie? E in tutto ciò, che tipo di beneficio ne trarrebbero i bambini? Domande, queste, che non bisogna mai smettere di porsi ed a fronte delle quali, però, persiste a tutt’oggi un silenzio assordante. Eppure una società che non difende i suoi bambini, non ha futuro.

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