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CL & INCHIESTE/ Il giurista: se l'appartenenza è un reato, la Costituzione dice il falso

Pubblicazione:venerdì 25 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 25 gennaio 2013, 8.37

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Difficile non condividere la preoccupazione manifestata pur con grande misura dal comunicato stampa di Comunione e Liberazione per le espressioni contenute nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari per diverse persone imputate dei reati di cui l’ordinanza stessa fornisce una serie abbastanza lunga di indizi (mails, telefonate ecc.). Altri, nel rispetto e nell’esercizio delle loro competenze, entreranno in merito alla vicenda penale, ne determineranno gli esiti e condanneranno – se del caso – per i fatti accertati e le responsabilità di chi è coinvolto. 

Al comune cittadino – non essendo questo un tema tecnico, ma un problema di stoffa della democrazia – compete invece valutare quanto sta accadendo per chiedersi, dopo i primi moti di sconcerto, in che senso e con che basi motivazionali le appartenenze a gruppi associativi presenti nella trama della società civile, appartenenze in molti casi percepite come esperienze positive e utili alla vita quotidiana, possono diventare un elemento che viene scandagliato da parte dei pubblici poteri mentre esercitano la funzione di repressione dei reati; il comune cittadino ha quasi il dovere di chiedersi il perché si fanno indagini così estese e pervasive alla ricerca di connessioni, stili di vita  e moventi che farebbero da sfondo, o da trama di sostegno, o da generatore di irrefrenabili impulsi alla commissione dei reati stessi senza che vi sia una inequivoca utilità di tali analisi. 

Da questo modo di porgere i risultati di indagini, da questa forma espositiva che passa dai fatti ai presupposti di contesto pressoché senza spiegazioni, sembra desumersi che tali gruppi siano una sorta di primo anello di una catena che ha, alla sua fine, spesso dopo che molti anelli sono stati sgranati, la palla del galeotto. Insomma, un incubatore, un brodo primordiale, destinato – quasi obbligato - a produrre quella negatività totale per il contesto sociale che è il reato.  

Se così stanno le cose (ma ovviamente il dubbio è d’obbligo) pare convenga, al comune cittadino, non coinvolgersi con nessuno, restare chiuso nel proprio ambito privato, visto che le realtà associative (si pensi ad esempio ai partiti, corrotti per antonomasia, o alle appartenenze religiose, queste spesso in odore di perversione) paiono destinate a creare connivenze, delinquenze e non solidarietà. 


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COMMENTI
25/01/2013 - Unione europea e anomalia italiana (paolo intino)

Se c'è un'anomalia italiana, consiste proprio nella politica come "compromesso", cioè accordo tra diversi.Pluralismo.Esempi? Nel risorgimento, 1890, Crispi si inventò le IPAB e statalizzo organismi privati. Poteva fare di peggio ma non lo fece per la sua vecchia amicizia con Don Bosco.(da ragazzo si confessava da lui). Mussolini fece il Concordato, costretto a riconoscere una realtà "fuori " dallo Stato fascista; Togliatti fece l'amnstia nel 2° dopoguerra e salvò l'Italia (ed anche i suoi amici) da una guerra civile; Con mani pulite 92-93 è iniziata una nuova fase non compromissoria ma dittatoriale. Il "dictator" come dice il prof.Sapelli. Andiamo in Europa con le stesse modalità con cui fu fatta l'unità d'Italia, un dualismo stato-privato eterodiretto dalla finanza europea. Nessun complotto, pura registrazione di fatti. Chi ne fa le spese se non coloro che tra Stato e "mercato" vivono? Il popolo nelle sue articolazioni pluralistiche. Bisogna entrare in Europa difendendo la ns specificità. Chi meglio garnatisce questo nell'attuale fase elettorale?

 
25/01/2013 - CL & INCHIESTE (giuseppe gibilisco)

Condivido quanto scrive Lorenza e ritengo che Lei, altri costituzionalisti ed anche altri giudici e giuristi che collaborano sul Sussidiario possano ed a mio parere debbano con la loro autorevolezza scientifica e dottrinale ribellarsi pubblicamente a quanto viene scritto dal giudice. Se illecito v'è stato risponderà chi l'ha commesso, ma l'appartenenza "senza prezzo" non può essere ritenuta motivo causale di fatti che potrebbero costituire reato. Il silenzio dei media sul comunicato di CL e sulla portata anticostituzionale del provvedimento giudiziale non si può tacere.

 
25/01/2013 - abbastanza chiaro (paolo intino)

Cl non ha diritto ad esistere la Chiesa non può parlare alla coscienza dei cattolici (ma mica siamo deficienti!) la scuola non deve educare ma informare la famiglia è un sottoprodotto del potere ecclesiastico le associazioni...tutte a delinquere cosa rimane? la solitudine e il potere. coraggio!