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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 26 gennaio, si celebra Sant’Alberico di Citeaux

Pubblicazione:sabato 26 gennaio 2013

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Il 26 gennaio la Chiesa ricorda Sant’Alberico di Citeaux, un abate che per tutta la vita ha seguito i principi della religione cattolica. Visse tra la seconda meta dell’anno mille e i primi anni del 1100. Tuttavia della sua infanzia non si sa pressoché nulla o perlomeno fino a questo momento non sono stati trovati documenti che attestino le sue radici oppure che lascino capire quale sia stato il percorso che lo ha portato a diventare un monaco. Tuttavia, è facile intuire in base alla prime notizie che si hanno sulla sua biografia, che abbia seguito una vocazione nata in lui durante la propria adolescenza. Una vocazione che lo ha visto essere molto devoto alla Madonna e in continua preghiera.

Secondo alcune scritti dell’epoca, quando aveva all’incirca una ventina di anni, intraprese la vita monastica seguendo una sorta di guida spirituale. Si tratta di Roberto di Molesme, che in quegli anni rivestiva il ruolo di padre superiore in un gruppo di monaci solitari che vivevano a Colane, un piccolissimo centro abitato situato nei pressi di Tonnerre, paesino della Regione della Borgogna in Francia. Siccome però il luogo era eccessivamente isolato e soprattutto le caratteristiche ambientali non rendevano semplicissimo l’insediamento e lo sviluppo di una comunità religiose, i monaci decisero di abbandonarlo e di migrare verso zone meno aspre come Molesme che, seppur piccolissimo, per la conformità del territorio era senza dubbio molto più appropriato.

Secondo le ricostruzioni storiche, l’arrivo di Alberico, Roberto e degli altri monaci in questo luogo è avvenuto nel 1075. La data è nota soprattutto in ragione del fatto che a Molesme i monaci fondarono un Monastero che vedeva in Roberto l’abate e in Alberico il priore. Purtroppo il sogno dei due santi monaci di costruire un luogo di grande preghiera e dove si potesse dare sfogo tutta alla propria devozione verso il Signore ben presto dovette fare i conti con una dura realtà. Il monastero in pochissimi anni si era giovato di continui aiuti e lasciti di ricchi possidenti della zona che con l’intento di fare del bene alla nuova comunità religiosa che si era creata in realtà l’avevano letteralmente fiaccata nell’animo e nello spirito. Infatti, nacque all’interno del Monastero la volontà di non perseguire più i voti di povertà da parte dei monaci, molti dei quali diedero il via a una vera e propria ribellione che fece in modo che Roberto rinunciasse al ruolo di abate e andasse via.

Il suo posto fu preso da Alberico che con tutte le proprie forze tentò di ristabilire l’ordine all’interno del monastero riuscendo però soltanto a farsi nemici, subendo attacchi, ingiurie e finendo addirittura in carcere. Alla fine anche Alberico dovette lasciare il monastero e, insieme al priore che aveva nominato, raggiungere Roberto. Dopo qualche anno, i monaci del monastero si resero conto dell’errore che avevano commesso e soprattutto del fatto che stavano vivendo nel peccato e per questo fecero sì che i tre monaci tornassero nuovamente. Consci di quanto successo, prima tornarono rimettendo in ordine tutto e poi decisero di ritirarsi a Citeaux, dove c’era maggiore solitudine e minor possibilità che questioni terrene potessero essere fonte di distrazione.


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