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LA STORIA/ Elena: in 10 minuti ho perso marito e figli, eppure posso perdonare e amare

Pubblicazione:domenica 27 gennaio 2013

Elena Morè Elena Morè

Rinascere dalle ceneri. È quello che sta cercando di fare Elena Morè, che lo scorso maggio in dieci minuti di ordinaria follia ha visto uscire dalla sua vita il marito e due figli: il marito, infatti, in preda a una depressione per la crisi economica aveva gettato dal balcone i due piccoli (18 mesi e 4 anni) e poi si era tolto la vita, lanciandosi anche lui nel vuoto. Da una tragedia si può trovare il coraggio di ripartire. È questo il messaggio della storia che arriva da Brescia dove Elena Morè, moglie e madre di due bambini, ha deciso di dedicare – mettendo da parte l’odio e il rancore – un tratto di strada della sua vita agli altri, nello specifico ai ragazzi di un Centro di formazione in Brasile. 

La sua storia ha ricevuto il riconoscimento più alto, una sorta di Nobel della solidarietà: la città di Brescia le ha assegnato il Premio Bulloni 2012. Nelle sue parole ritornano spesso le parole amore e perdono. Elena si è “messa in discussione e ha cercato di capire il gesto del marito”. Per lei essere in discussione con se stessi significa amare e, quindi, comprendere anche l’altra persona: “Quello di mio marito è stato un gesto di protezione totale per la sua famiglia, perché ci amava tantissimo. Grazie a mio marito, comunque, ho avuto il dono di essere moglie e madre”. 

In molti si chiedono come ha fatto, da dove ha tratto la forza necessaria. “Non mi sono chiusa in una stanza, perché avevo già un fardello pesante da sopportare. Ho tentato di non provocare altro dolore alle persone che mi circondavano”. Due settimane dopo la tragica vicenda ha ricominciato a lavorare, “cercando negli altri il conforto, perché il mio dolore era una lezione di vita per tanti”. E la fede? “Mi sono chiesta perché Dio volesse questo da me. Forse dalla mia vicenda altri possono trarre la forza per andare avanti. Nei momenti più disperati mi sono messa in ginocchio e mi sono affidata a lui: sono la tua matita, fai di me quello che vuoi. Ci vuole tempo per vedere i suoi disegni, ma non devo fare altro che mettermi nelle sue mani e aspettare che il suo disegno sia completo”. 


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