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IL VOTO DEI CATTOLICI/ Dagli ordini di scuderia al "liberi tutti"?

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Tali principi non possono essere ignorati o posposti ai temi economici, perché «la società deve avere alla base un progetto di bene comune». E non c’è spazio per «reticenze o scorciatoie». Cioè «bisogna dire il volto che si vuole dare allo Stato». Più nel dettaglio, quando si citano i «fondamenti» si parla «della vita, dal suo concepimento alla morte naturale», ma anche della «rinuncia all’eutanasia, comunque si presenti», della «libertà di coscienza e di educazione». E poi ancora: di «famiglia basata sul vincolo del matrimonio tra l’uomo e la donna», di «giustizia uguale per tutti», di pace.

Il «momento elettorale» è quello per eccellenza in cui si deve poter affermare con chiarezza, certificare, dove tali principi non negoziabili «trovano dimora». E «su questi principi i cattolici sanno che non esiste compromesso o mediazione… poiché ne va dell’umano nella sua radice».

C’è chi sostiene che questi valori sono «divisivi» mentre i valori sociali (carità, solidarietà, attenzione ai poveri) sarebbero «unitivi». In realtà i valori sociali, «che la Chiesa conosce e pratica fin dal suo nascere, stanno in piedi se a monte c’è il rispetto della dignità inviolabile della persona». Evidenziare nei programmi, e quindi nella scelta di voto, i «fondamenti» che stanno a cuore alla Chiesa è tema che non può essere «neutralizzato in partenza, acquisendo all’interno delle varie formazioni orientamenti così diversi da annullare potenzialmente le posizioni, o prevedere al massimo il ricorso pur apprezzabile all’obiezione di coscienza».

In estrema sintesi, pare evidente che Bagnasco dica: la Chiesa non impone come votare ma indica quali principi basilari devono orientare il voto dei cattolici; occorre pertanto accertarsi dove essi «trovano dimora» e guardare con sospetto chi tali principi ignora, annacqua o combatte. Certo, come è stato fatto notare, oggi «nessuna forza può corrispondere pienamente al pensiero sociale cristiano», ma tra il non corrispondere «pienamente» e il non corrispondere affatto (e si sa quali sono queste forze, perché l’hanno dichiarato) c’è una bella differenza.



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COMMENTI
01/02/2013 - Pavese e la politica (paolo intino)

Manca qualcosa che non possiamo trovare nella politica: questo suggerisce l'esperienza di ogni giorno. Immaginiamo oggi, in questa campagna elettorale Pavese che ripropone la sua domanda: "Se nessuno ci ha promesso qualcosa perchè aspettiamo?" I politici promettono di tutto e di più, alla ricerca di un consenso che inevitabilmente "deve" ridurre il desiderio inscritto nella nostra carne e di cui dice Pavese. Allora non si tratta di contrappporre ideologia e valori non negoziabili, si tratta invece di non ridurre la portata di un desiderio e di essere protagonisti del proprio destino anche in politica. Anche questo è un valore non negoziabile. E cosa fare se un politico che promette una legge antiaborto, non amasse la libertà di educazione o la sussidiaretà? Lo voterei? Le scelte non si fanno sulla base delle promesse riduttive di un desiderio di vita, ma sul criterio della libertas ecclesiae, cioè del fatto che la politica non salva l'uomo.Da qui partirei per un primo confronto.

 
29/01/2013 - grazie Sansonetti (maria gonano)

non ci sono ordini di scuderia e neanche "liberi tutti": vagliamo ogni cosa e trratteniamo ciò che vale. Non posso non votare chi ha a cuore la libertas ecclesiae e ciò che ne deriva a vantaggio di tutti: sicuramente non voterò Monti. Leo Aletti