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Cronaca

IL VOTO DEI CATTOLICI/ Dagli ordini di scuderia al "liberi tutti"?

VINCENZO SANSONETTI, tornando a commentare la nota di Cl sulla situazione politica, si chiede: chi votare alle prossime elezioni? Un partito vale l’altro oppure no? Ecco la sua analisi

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Caro direttore, manca meno di un mese alle elezioni. Aldilà dei pur stimolanti dibattiti sul rapporto tra fede e impegno politico o sul primato della libertà di coscienza o, ancora, sulla collocazione dei cattolici nei vari schieramenti - tutti temi sacrosanti, è il caso di dire - resta l’interrogativo di fondo, che a questo punto riguarda gli elettori più che i candidati (che ormai la loro scelta l’hanno fatta): chi votare? Un partito vale l’altro? Interrogativi che urgono, dal momento che stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale e regna ancora sovrana in tanti ambienti la confusione e l’incertezza. Sono interrogativi non nuovi, che si affacciano puntuali a ogni tornata elettorale. Ma con la differenza che oggi si presentano con maggior forza per la «distanza critica» di alcuni movimenti ecclesiali (come Comunione e Liberazione), che non intendono essere identificati con una parte politica e che, di conseguenza, non offrono indicazioni su come comportarsi nell’urna, poiché non è «la comunità in quanto tale ad impegnarsi ma la singola persona». Così il prossimo voto (le Politiche ma anche le Regionali) diventa una formidabile occasione di maturazione, in cui si gioca tutta la libertà dei credenti. Ma si deve stare attenti al rischio di passare dalla stagione del voto quasi telecomandato, alla stagione del «rompete le righe», del voto indifferenziato. Nelle nostre scelte non si dovrebbe mai perdere la capacità di guardare in faccia la realtà per quello che è, valutando le conseguenze di un voto che dovrebbe avere a cuore non solo il benessere del Paese ma anche la libertà della Chiesa di proporsi come maestra e madre, preoccupata della verità dell’umano.

Niente ordini di scuderia, quindi, ma nemmeno «liberi tutti». La nota di CL sulla situazione politica ci può aiutare in questo senso a seguire un metodo. Infatti parla esplicitamente di attenzione al «magistero ecclesiale» per l’individuazione dei «criteri ideali» a sostegno dell’impegno a favore del bene comune. Ebbene, la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco ai lavori del Consiglio permanente della Cei ci offre più di una indicazione magisteriale. L’articolato discorso pronunciato lunedì 28 gennaio davanti ai vescovi italiani contiene una serie di riflessioni preziose, su cui vale la pena soffermarsi.

I vescovi non intervengono perché a loro «interessa far politica», ma perché preoccupati del bene comune, a partire da un’esperienza «data dalla prossimità con la vita reale della gente». I vescovi invitano a votare e a non disertare le urne: «non bisogna cedere alla delusione, tanto meno alla ritorsione». Non sarebbe saggio e soprattutto «sarebbe dannoso per la democrazia». La Chiesa non dà indicazioni concrete ma offre un quadro di riferimento antropologico, che trae origine dalla dottrina sociale cristiana, che ha una sua originalità «rispetto al collettivismo sedicente progressista e al liberalismo falsamente ugualitario». In altri termini indica i «fondamenti», i «principi basilari, dunque non negoziabili». Non principi confessionali ma «semplicemente di ordine razionale».


COMMENTI
01/02/2013 - Pavese e la politica (paolo intino)

Manca qualcosa che non possiamo trovare nella politica: questo suggerisce l'esperienza di ogni giorno. Immaginiamo oggi, in questa campagna elettorale Pavese che ripropone la sua domanda: "Se nessuno ci ha promesso qualcosa perchè aspettiamo?" I politici promettono di tutto e di più, alla ricerca di un consenso che inevitabilmente "deve" ridurre il desiderio inscritto nella nostra carne e di cui dice Pavese. Allora non si tratta di contrappporre ideologia e valori non negoziabili, si tratta invece di non ridurre la portata di un desiderio e di essere protagonisti del proprio destino anche in politica. Anche questo è un valore non negoziabile. E cosa fare se un politico che promette una legge antiaborto, non amasse la libertà di educazione o la sussidiaretà? Lo voterei? Le scelte non si fanno sulla base delle promesse riduttive di un desiderio di vita, ma sul criterio della libertas ecclesiae, cioè del fatto che la politica non salva l'uomo.Da qui partirei per un primo confronto.

 
29/01/2013 - grazie Sansonetti (maria gonano)

non ci sono ordini di scuderia e neanche "liberi tutti": vagliamo ogni cosa e trratteniamo ciò che vale. Non posso non votare chi ha a cuore la libertas ecclesiae e ciò che ne deriva a vantaggio di tutti: sicuramente non voterò Monti. Leo Aletti