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LA STORIA/ John Pridmore, il "buttafuori" di Dio: dalla malavita alla conversione

Pubblicazione:martedì 29 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 29 gennaio 2013, 8.36

John Pridmore John Pridmore

Da criminale a cattolico convinto. Il passo è stato breve, seppur difficoltoso, per John Pridmore. L’uomo ha conosciuto la prigione e in qualche modo ha toccato il fondo. Una vicenda in parte simile a quella di Fabrizio Corona, che è stato condannato a sette anni, dieci mesi e 17 giorni di carcere per estorsioni ai danni di diversi personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. La madre Gabriella Corona durante il rotocalco televisivo Verissimo di Canale 5 ha lanciato un appello: “Ha commesso dei reati, per i quali è giusto che paghi, ma è anche, e ribadisco anche, una persona perbene. Negli ultimi due anni ha pagato debiti e avviato un’attività che funziona benissimo e di cui io sono orgogliosa”. Quello che si può augurare a Fabrizio Corona non è una pena mite o di farla franca, ma di cambiare vita, proprio come è successo a John Pridmore che dopo le numerose cadute è riuscito a risalire, mettendosi, ora, a disposizione per testimoniare la sua fede attraverso opere di carità, e dedicandosi ai giovani. Ilsussidiario.net racconta l'incredibile cambio di rotta, che Pridmore rivela anche nel suo libro Il buttafuori di Dio. Una storia vera.

 

Può descrivere com'era la sua vita prima di convertirsi al cattolicesimo?

 

Sono nato nell'East End di Londra. All'età di 10 anni i miei genitori mi hanno detto che avrebbero divorziato e dentro di me è successo qualcosa che mi ha fatto prendere la decisione, inconscia, di smettere di amare. All'età di 13 anni ho cominciato a rubare. A 15 anni sono stato messo in una prigione giovanile dove sono rimasto fino a 16 anni. Quando sono uscito l'unica cosa che sapevo fare era rubare e così ho fatto. A 19 anni sono stato di nuovo in carcere, ancora una volta il modo in cui ho affrontato il mio dolore era con la rabbia, ero sempre in lotta. Ero così violento che mi hanno messo 23 ore in isolamento. Sono uscito da lì ancora più arrabbiato e incattivito.

Poi cosa è successo?

 

Ho iniziato a girare per i club e discoteche sia nell'East End che nel West End di Londra. Ho incontrato alcuni ragazzi che sembravano avere tutto, soldi, potere, ragazze e, nella mia ingenuità, ho pensato che quello era ciò di cui avevo bisogno, ciò che mi avrebbe soddisfatto. Così ho cominciato a lavorare per loro, ma dopo un po' di tempo mi sono reso conto che non lavoravo per loro, ma stavo lavorando con loro. Questa gente controllava la maggior parte della criminalità organizzata di Londra. A mia vergogna, mi sono coinvolto nel traffico di droga, racket e criminalità di tutti i tipi. A 27 anni avevo praticamente tutto ciò che si dice dovrebbe farti felice, un attico, macchine sportive, ragazze, più denaro di quanto potessi spendere, ma dentro sentivo un grande vuoto, perché niente riusciva a soddisfarmi completamente.

 

Aveva praticamente tutto quello che desiderava, eppure non era felice?

 

No, in realtà ero disperato, stavo cercando la pace, ma la cercavo nei posti sbagliati. Mi drogavo ogni giorno, crack e cocaina, fumavo e bevevo pesantemente, anche le mie relazioni e la mia vita sessuale erano disordinate e fuori di ogni regola.

In quel periodo stavo lavorando in un club del West End di Londra, quando picchiai un uomo in modo tale che stavo per ucciderlo. Il solo pensiero che mi venne in testa fu: o mio Dio, per questo mi danno 10 anni! Era la dimostrazione di quello che ero diventato, stavo uccidendo un uomo e quasi non mi importava. Se mi fosse importato, infatti, non avrei agito così. Questo mi ha portato a riconsiderare la mia vita, a cercare di capire perché ero cosi infelice.

 

Cosa è stato a farle cambiare vita?


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