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STATO−MAFIA/ Giovagnoli: il dossier anonimo? Tutti i dubbi su una indagine che non "funziona"

Pubblicazione:venerdì 4 gennaio 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Un autore attendibile, una nuova inchiesta aperta, la storia infinita della trattativa che torna ad arricchirsi. Il pm Antonino Di Matteo, da quattro anni impegnato a chiarire i contorni del presunto accordo tra lo Stato italiano e i vertici di Cosa nostra, ha da poco ricevuto un dossier anonimo di dodici pagine in cui vengono indicati nomi, cognomi, prove, luoghi e circostanze fino ad ora sconosciuti. E’ il quotidiano La Repubblica a parlarne, spiegando che nella lettera in questione, senza mittente, si sostiene che il pool dei magistrati palermitani che si occupano dell'inchiesta sarebbero addirittura spiati e che l'agenda rossa di Borsellino, su cui il giudice era solito annotare tutte le informazioni riguardo le indagini, sarebbe stata rubata da un carabiniere. Nello stesso testo si legge che la mattina del 15 gennaio 1993, poco prima della cattura di Totò Riina, qualcuno entrò nel covo del boss per ripulire l'archivio di ogni prova. "Ogni valutazione dovrebbe essere fatta sapendo esattamente di chi si sta parlando e quali indicazioni vengono fornite nello specifico, mentre del testo pervenuto ancora non ci è stato detto niente - commenta lo storico e politologo Agostino Giovagnoli, contattato da IlSussidiario.net - Detto questo, personalmente l’intera faccenda mi lascia perplesso".

 Come mai?

Innanzitutto, riguardo il testo anonimo di cui si parla in queste ore, in base a quanto viene riferito non si evince alcun elemento di novità. Il fatto che l’autore del documento sia a conoscenza di una serie di circostanze non è di per se particolarmente significativo e anche quanto annunciato riguardo la sparizione dell’agenda rossa di Borsellino, forse trafugata da un carabiniere, non rappresenta niente di nuovo, visto che come sappiamo è già avvenuta un’indagine che si è conclusa con un proscioglimento. Le mie perplessità si spostano poi indietro nel tempo e nascono proprio intorno alla base di questa indagine sulla presunta trattativa che, a mio avviso, è molto discutibile.

Su quali punti in particolare?

I miei dubbi riguardano innanzitutto la presenza di un reato vero e proprio. Gli stessi giudici che hanno aperto l’inchiesta e indagato sulla trattativa riconoscono infatti che in realtà non si configura alcun reato. Dunque mi chiedo: che cos’è questa trattativa tra Stato e mafia? Il fatto che alcune personalità istituzionali o politiche abbiano tenuto conto di un rischio di tipo terroristico è una valutazione su cui ovviamente si può essere d’accordo o meno, ma francamente non vedo quale sia il reato. Credo infatti sia nelle responsabilità di chi occupa certi ruoli valutare un determinato rischio e stiamo parliamo di una stagione di morti, bombe e attentati. C’è poi una seconda perplessità di fondo.

Quale?

Riguarda la competenza. Se effettivamente si tratta di un reato che ha coinvolto dei ministri, perché i giudici di Palermo non hanno rinviato il tutto al tribunale dei ministri e aperto un procedimento contro chi era in carica all’epoca, come Mancino, che avrebbe commesso un qualche reato nell’esercizio delle sue funzioni? Poi, entrando nel merito, un terzo punto riguarda proprio Mancino.

Iscritto nel registro degli indagati della Procura siciliana per il reato di falsa testimonianza…

Esatto, e proprio perché la trattativa in sé non si configura come un reato. Mancino ha solamente detto di non ricordare, cosa non vera secondo i giudici che quindi lo hanno accusato di falsa testimonianza. La vicenda riguarda infatti il suo passaggio al ministero dell’Interno quando il suo predecessore, Vincenzo Scotti, era già andato a quello degli Esteri nella complicata fase di formazione del nuovo governo. Su questo esistono decine di cronache politiche dell’epoca, giornali che concordamente hanno riferito come e perché fosse avvenuto quel passaggio di consegna quanto mai singolare, quindi si tratta di dare un’interpretazione dei fatti già molto conosciuta e acclarata, ma senza motivazioni forti.

Quindi?


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