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PAPA/ Il cuore dei martiri contro la finanza "cattiva"

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

Bisognerebbe provare angoscia per questo, non semplice preoccupazione per i differenziali dello spread. E che il Pontefice della Chiesa cattolica accusi, di fronte ai rappresentanti dei potenti del pianeta, che in tanti stanno sfruttando la crisi per arricchirsi, indifferenti al dolore dei più economicamente inermi, uomini o nazioni, è cosa non banale. 

E se invece di fossilizzarsi in una continua, ripetuta quanto sterile accusa alla Chiesa per la sua difesa di temi di dottrina morale, tacciandola come retrograda, chi ha a cuore il destino dell’uomo e si dice progressista sapesse cogliere la voce di un Papa che incessantemente si schiera pubblicamente dalla parte dei più deboli, accusando esplicitamente poteri finanziari e politici, nascerebbero alleanze inedite che potrebbero influire profondamente negli assetti sociali.

“L’odierna crisi economica e finanziaria − dice Ratzinger − si è sviluppata perché troppo spesso è stato assolutizzato il profitto a scapito del lavoro, e ci si è avventurati senza freni sulle strade dell’economia finanziaria, piuttosto che di quella reale”. E come si rimedia? “Occorre recuperare il senso del lavoro e di un profitto ad esso proporzionato”.

E Benedetto XVI chiede anche dei leder per l’Europa che superino vecchie concezioni, perché “la Ue ha bisogno di leader lungimiranti e qualificati”.

E il Papa parla a lungo anche delle guerre e dei conflitti in corso nel pianeta. Alla Siria rivolge parole incisive. “Basta Armi − dice −. Inizi il dialogo o resteranno solo rovine, ci saranno solo sconfitti”. E parla della Terra di Gesù, la Terra Santa. Con una posizione decisa, citando il contestato ingresso dei palestinesi tra gli osservatori permanenti dell’Onu: occorre riconoscere due stati sovrani, Palestina e Israele, altrimenti non si arriverà mai a una pacifica convivenza.

E la ambigua, e per molti versi preoccupante, evoluzione della Primavera Araba in Egitto fa chiedere al Papa un impegno: garantire la libertà religiosa. Non cita l’episodio, ma le sue semplici e quasi scontate parole di vicinanze ai cristiani copti uccisi in un attentato in una chiesa del Cairo avevano suscitato le ire di autorevoli esponenti musulmani dell’Egitto, con richiesta di scuse per ingerenza in affari religiosi interni. La libertà religiosa, spiegava Giovanni Paolo II, è la cartina di tornasole di tutte le libertà di un paese.

Ma è alla Nigeria che quello che per i cattolici è il Vicario di Cristo in terra dedica a le parole più accorate. “L’odio sta cercando di trasformare luoghi di preghiera in luoghi di paura” accusa. “A intervalli regolari la Nigeria è teatro di attentati terroristici che mietono vittime, soprattutto tra i fedeli cristiani riuniti in preghiera: ho provato una grande tristezza  nell’apprendere che, perfino nel giorno in cui noi celebriamo il Natale, dei cristiani sono stati uccisi barbaramente”. 


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