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PAPA/ Il cuore dei martiri contro la finanza "cattiva"

Pubblicazione:martedì 8 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 8 gennaio 2013, 12.37

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

Certo, il Vaticano è lo stato più piccolo del mondo - solo quel tanto di corpo che serve a tenere insieme l’anima, come diceva papa Pio XI - ma è pur sempre uno stato. E, per la sua influenza sullo scenario mondiale, ha un nutritissimo corpo diplomatico accreditato. E così, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico ci sono gli ambasciatori di tutto il pianeta che ascoltano Benedetto XVI. Scena d’altri tempi: il salone sontuosamente affrescato, gli ambasciatori con insegne, medaglie e onorificenze, uomini e donne con oggetti d’abbigliamento che ricordano i paesi d’origine, i cardinali vestiti di porpora. Potrebbe essere un consueto scambio d’auguri di inizio d’anno, pieno di formalità. Invece, Papa Ratzinger lo trasforma in un momento per parlare al mondo, e comunicare le sue preoccupazioni e le cose che gli stanno più a cuore. Toccando temi di calda attualità, dalle guerre alle persecuzioni religiose all’attuale crisi economica.

E si rivolge all’Europa, e ai suoi uomini di potere, questo anziano teologo diventato Papa. Con giudizi chiari, netti, e controcorrente.

Parla della tentazione di alcuni paesi - e il pensiero va subito alla Germania e alla Francia - che potrebbero andare avanti da soli, staccandosi dal cammino comune, economico e finanziario. Ratzinger dà voce a un’idea che risuona spesso - espressa più o meno esplicitamente - nei circoli politici e finanziari più potenti e influenti d’Europa, una tentazione a cui in Italia fa localmente eco, proprio nelle ore in cui parla il Papa, la Lega, con la proposta elettorale di Maroni di trattenere il 75 per cento delle tasse dei cittadini della Lombardia nella loro regione. Proposte che parlano alla pancia di cittadini italiani ed europei stremati dalla crisi. Ma il Papa si oppone esplicitamente a questo cammino solipsista.

“In Europa se alcuni paesi andassero avanti da soli, forse andrebbero più veloci” dice realisticamente. Ma aggiunge “Andrebbero più veloci, ma se si rimarrà tutti insieme si andrà certamente più lontano”. “Occorre resistere alle tentazioni degli interessi particolari per cercare il bene comune”. 

Poi, Benedetto XVI parla anche di spread, ma in un modo particolare. Un modo più ampio di quello a cui siamo abituati. E contrappone proccupazione ad angoscia, ribaltando la scala di valori su cui si orientano i media. “Se preoccupa l’indice differenziale tra i tassi finanziari, dovrebbero destare sgomento le crescenti differenze fra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri”. Sgomento, cioè un senso di angoscia che non lascia tregua.

Insomma, c’è la crisi economica, ma non per tutti. La crisi, fa capire il Papa, a qualcuno sta riempiendo il portafoglio mentre altri, e sono la stragrande maggioranza, vengono ridotti alla fame. E spesso, come accade nei paesi più poveri, ma anche attorno a noi in Italia, la crisi uccide. 


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