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Cronaca

CARCERI BOCCIATE/ Siamo uno Stato-canaglia, lo dice anche l'Europa

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Intanto siamo davanti al recente brutto esempio del decreto lavoro nelle carceri bocciato a Natale dal Senato: possiamo avere fiducia che si faccia davvero qualcosa?

 

Quel caso è stato incredibile. Un paese dove il capo dello Stato per il secondo anno consecutivo solleva il problema, dove le massime autorità morali e religiose e istituzionali si sono poste il tema anche con toni drammatici e tutto questo non produce nulla per colpa di una classe politica ingessata e impaurita, non può andare avanti. In più, a poche settimane dal voto tutti cercano di racimolare consenso evitando di impegnarsi su questo fronte.

 

Che cosa si aspetta che faccia la classe politica?

 

Questo è il momento in cui le forze politiche che vanno al voto devono dire come intendono risolvere la situazione. C'è chi dirà, già me lo immagino, che lo risolveranno costruendo nuove carceri, ma questa è pura propaganda.

 

Perché?

 

Non è mai stato fatto in passato di costruire nuove carceri e oggi non ci sono nemmeno i soldi per farlo. Bisogna intervenire invece sulle cause di questa carcerazione di massa che non ha nulla a che fare con la sicurezza dei cittadini.

 

E con che cosa invece?

 

Le parlo di casi conosciuti di persona, come quello di un detenuto che era tossicodipendente alla fine degli anni 90 e che a undici anni dal fatto ha visto la sentenza diventare esecutiva. Nel frattempo si era totalmente reinserito nella società lavorando e facendosi una famiglia: ha dovuto spiegare che andava in carcere per fatti commessi undici anni prima. Oppure un extracomunitario che ha accumulato undici anni di carcere per denunce perché vendeva cd contraffatti. Bisogna mettere mano a questi casi con coraggio.

 

Si può dire che oltre al sovraffollamento delle carceri c'è anche un problema di giustizia inefficiente?

 

Certo: una giustizia lenta, selettiva e burocratizzata che non riesce più a essere coerente con il suo significato costituzionale.

 

Nel 2009 si rispose alla prima condanna con il piano carceri, oggi si è lavorato al cosiddetto piano salva carceri: lei ritiene che si sia fatto un passo in avanti?