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YARA GAMBIRASIO/ Il punto sulle indagini: ecco perché la prova del dna su Pizzocolo aveva un esito scontato

L'assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina tredicenne trovata morta in un campo di Chignolo d’Isola, rimane nell'ombra. Il punto sulle indagini del cronista GABRIELE MORONI

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Il caso di Yara Gambirasio, la ragazzina tredicenne trovata morta in un campo agricolo di Chignolo d’Isola il 26 febbraio 2011, pare ancora lontano dalla risoluzione. Sfumata infatti anche la pista che voleva la mano di Andrea Pizzocolo – il mostro di Lodi scagionato dalla analisi che hanno dato esisto negativo – dietro all’assassinio della giovane ginnasta, gli inquirenti tornano a battere con forza la posta di Gorno, alla ricerca di Ignoto 1. A giorni scatterà una nuova tornata di interrogatori: circa 500 le persona chiamate a deporre, nella speranza che la verità, prima o poi, verrà a galla, nonostante sembri ormai veramente difficile trovare il responsabile, come ci dice Gabriele Moroni, giornalista de Il Giorno che ha seguito fin dagli inizi l’oscura vicenda. Con il suo aiuto abbiamo provato a fare il punto sulle indagini: eccolo nella sua intervista per ilsussidiario.net

È stato risolto oggi il mistero sull’eventuale coinvolgimento di Andrea Pizzocolo – il cosiddetto Mostro di Lodi – nell’omicidio della piccola Yara: il dna dell’uomo non corrisponde a quello rinvenuto. Siamo arrivati ad un ennesimo punto morto? Io penso che sia stato assolutamente giusto e doveroso comparare anche il codice genetico del signor Pizzocolo a quello lasciato dal cosiddetto Ignoto 1 sugli indumenti di Yara. Ma l’esito negativo era scontato soprattutto per due ragioni

Quali? Innanzitutto la linea d’indagine, l’unica tenuta finora, è quella di ritenere l’omicidio della ragazzina un omicidio di area: un omicidio consumato in una certa zona della bergamasca e questo spiega perché ormai ,da oltre un anno, le indagini abbiano preso la direzione del dna e della raccolta dei campioni salivari, arrivati ormai a 18mila. Insomma, un’area non percorsa da Andrea Pizzocolo.

Questo il primo, e il secondo? L'ulteriore motivo per cui era facile prevedere l’esito negativo della comparazione era che l’uomo non “operava”  nell’area geografica bergamasca. Quindi: giusto fare la comparazione giusto fare, anche se l’esito era scontato.

Si può quindi dire che forse si sta troppo battendo la pista del dna, non prendendo in considerazioni altri metodi di indagine più di stampo tradizionale? Ripeto: la verifica è stata giusta ed opportuna. Credo che ormai da tempo si batta la cosiddetta pista di Gorno di cui si è tanto parlato e che nasce dall’esame del dna di un giovane frequentatore di una discoteca di Ghignolo d’Isola, a poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento del corpo senza vita di Yara. Da questa persona si è risaliti a un suo parente, l’ormai noto Giuseppe Guerinoni, l’autista di corriera.  

Ecco, ci spieghi l'evolversi della pista. Allora Il dna di Guerinoni ricavato dalla marca sulla sua patente di guida e dal francobollo su una cartolina scritta alla figlia, era fra tutti quello che più si avvicinava al codice genetico di Ignoto 1, quindi del probabilismo assassino. Ora, visto che il signor Guarinoni è deceduto nel 1999 e i due figli maschi nati dal matrimonio hanno un alibi inattaccabile, si è pensato che avesse un terzo figlio naturale nato fuori dal matrimonio che si sta cercando (così come la madre), per ora senza alcun esito. Io credo comunque che, ormai dopo due anni e mezzo di ricerche, siano stati controllati anche gli anagrafi di questi comuni per vedere chi sono le persone che si sono allontanate dopo la morte di Yara.

A breve partirà una nuova tornata di interrogatori che coinvolgerà circa 500 persone: l’assassino è ancora qui?