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DIVORZIO E CHIESA/ Dalla Germania: mons. Zollitsch cerca lo scisma per piacere ai salotti

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La decisione di monsignor Zollitsch non è solo colpevole di aver "trascurato qualcosa della profonda esperienza di umanità propria della Chiesa" (pagina 2), ma la contraddice apertamente e riduce la misericordia del papa ad un trofeo politico da giocare nei salotti borghesi tedeschi e in quegli ambiti ecclesiali tedeschi che da decenni, con un forte movimento protestantizzante (non: evangelico!), mettono tutto in discussione, anche la corporalità della risurrezione (come ho potuto sperimentare nei corsi di formazione religiosa per gli insegnanti nella diocesi di Monaco e Frisinga, negli anni del cardinal Wetter o più precisamente per quanto riguarda la mia persona dal 1993 al 2001). Questi ambienti non hanno il minimo interesse ad un fedeltà ed obbedienza a Roma.

Ancora un appunto finale: accogliere nella comunità ecclesiale o far partecipare alla comunione non sono la stessa cosa. Come ha scritto bene il divorziato nella sua lettera il "distacco", vivibile nella comunità ecclesiale, che implica il rifiuto di una completa riammissione ai sacramenti, è il vero dolore salvifico, come conseguenza del peccato o della mancanza commessi, ma anche come "contemporaneità" al dolore di Cristo. E solo la contemporaneità a Cristo dona salvezza agli uomini, anche oggi.

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