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INDAGINE/ Se il relativismo comincia da uno smartphone

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Tutti connessi, sempre connessi, ma scollegati gli uni dagli altri, e dalla società civile. Il rapporto restituisce la poco consolante immagine di giovani ipertecnologici, ridotti alla solitaria contemplazione di se stessi. Tanta connettività, ha affermato Giuseppe De Rita, non fa tessuto connettivo: quel che manca è una vera comunicazione, un dialogo come quello che, malgrado tutto, sopravvive in realtà come quella delle piccole e medie imprese.

Dal punto di vista sociale, dilaga l’individualismo, che impedisce la formazione di un terreno comune dal quale ripartire: che sia un terreno di amicizia, di impegno, di produttività. Da qui anzitutto nasce il relativismo, la vittoria della “dimensione molecolare”: e per questo, afferma De Rita, l’approccio “relativista” di papa Francesco, da tanti criticato, può essere letto come un tentativo di stimolare un cambiamento a partire dal livello micro, sposando questa parcellizzazione e anzi ripartendo da essa. Perché da qualche parte, questo è certo, bisogna pur ripartire. 



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