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CARCERE/ L'umanità operosa che sa piegare le sbarre all'ideale

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Il ministro Cancellieri (InfoPhoto)  Il ministro Cancellieri (InfoPhoto)

Ma chi fornisce l’assist più diretto è Carlo De Benedetti. Lui al Due Palazzi c’è stato già due volte. Li ha visti per bene quei capannoni industriali, ha parlato con i lavoratori. Interviene in video ponendo un punto fermo: si ripartirà solo con il lavoro. Come in America con la “brain economy”, l’economia dell’innovazione. Non teme paragoni impegnativi. «Qui ci vuole una rivoluzione, come ha fatto Bill Gates a Seattle o Jeff Bezos, il creatore di Amazon a New York. Non dobbiamo attenderci la ripresa dell’economia dallo Stato, dobbiamo prendere noi l’iniziativa. Boscoletto con la cooperativa non crea solo lavoro per i detenuti, ma li aiuta a modificare il loro rapporto con se stessi. Imparano la passione di lavorare. Perché noi torniamo uomini nel momento in cui lavoriamo. Altrimenti sopravviviamo, ci spegniamo e perdiamo la nostra natura di uomini. Parliamo tanto di sovraffollamento ma invece di creare nuove carceri di impianto tradizionale perché non creiamo strutture sicure sì ma che rimettano l’uomo a ridiventare se stesso attraverso il lavoro? Vale non solo per le carceri, che sono il punto più doloroso della nostra collettività, dovrebbe essere il leit motiv del paese».

Non può che condividere, Anna Maria Cancellieri. «Ha ragione De Benedetti, è il lavoro che dà dignità alle persone. Dobbiamo dare a tutti un’opportunità per potersi realizzare. A Padova abbiamo visto che quando si vuole si fa. Se qui è successo, dobbiamo farlo dappertutto. Se oggi su 100 detenuti solo 5 lavorano e 95 non fanno nulla, dobbiamo puntare a invertire queste cifre». Boscoletto, presidente di Officina Giotto, non si fa pregare. Ci sono strumenti anche finanziari di nuova generazione, come i social impact bond. Le cooperative sociali e le imprese profit sono in grado di gestire tutti i servizi accessori del carcere. «Siamo pronti a seguirla – interviene parlando a nome delle oltre venti coop sociali di tutta Italia presenti a Padova - perché lo stato possa risparmiare e perché ciò che spende lo spenda solo in proporzione ai risultati». Si chiama sussidiarietà, anche dietro le sbarre.

 

(Ione Boscolo)



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