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IL CASO/ Giussani (Banco Alimentare): dopo Grecia e Bulgaria, l'Italia è il paese più povero

Pubblicazione:martedì 15 ottobre 2013

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E’ paradossale. Secondo un calcolo fatto un anno e mezzo fa dalla Fondazione per la Sussidiarietà ci sono oltre 6 milioni di tonnellate di generi alimentari che vengono gettate via. Di questi, tuttavia, solo una parte è fungibile. Noi come Fondazione Banco Alimentare e Rete Banco Alimentare stiamo lavorando proprio al recupero di questa parte. Ma lo spazio di disponibilità è ancora enorme.

 

A fine anno la situazione potrebbe farsi ancora più critica perché verranno a mancare gli aiuti dell’Europa. Cosa accadrà?

 Gli enti sussidiari come noi, che stanno tra la fonte di recupero e la fonte di distribuzione – perché noi consegniamo le derrate alle associazioni caritative non direttamente ai poveri – sono messi a rischio. Ma quando siamo a rischio noi, vuol dire che sono messe a rischio le persone e le strutture caritative che ricevono da noi gli aiuti. Noi distribuiamo quello che riceviamo, non altro.

 

In sostanza?

Questo circolo virtuoso è messo a rischio dal fatto che formalmente a fine dicembre, ma con qualche coda nella distribuzione nei primi mesi dell’anno prossimo, cesserà il programma PEAD (Programma per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti, ndr). La cosa è nota da un anno e mezzo.

 

Fino ad oggi a quanto ammontavano gli aiuti dell’Europa?

 Per l’Italia a oltre 100mila tonnellate di alimenti. Che ora non ci saranno più.

 

Sta dicendo che dall’Europa non arriveranno più fondi?

Un anno e mezzo di attività di lobbying ha portato qualche risultato. Sia in Europa, con la Fondazione Banchi Alimentari, a cui aderiamo, sia in Italia dove le associazioni caritative si sono coalizzate per far fronte comune, informando e facendo pressione.

 

Che risultati avete ottenuto?

 Il 10 dicembre l’assemblea plenaria del Parlamento europeo voterà, all’interno del bilancio 2014-2020, anche un nuovo fondo che si chiama FEAD, Fondo di aiuti europei agli indigenti. Che non è un fondo agricolo alimentare come il precedente, ma un fondo che vuol favorire l’inclusione sociale. Quindi, oltre agli alimenti, riguarderà anche, ad esempio, l’housing sociale, piuttosto che l’educazione dei bambini, ovvero altre condizioni di disagio e di povertà con le quali andremo a ripartire quelle risorse.

 

A quanto ammonteranno in futuro le risorse?

 Da una pura stima, perché non sappiamo ancora quali criteri verranno adottati per la suddivisione di quei fondi secondo i vari scopi, l’Italia avrà a disposizione un terzo, tra un terzo e metà di quanto riceveva prima.

 

Il governo italiano sta facendo qualcosa per fronte a questa situazione, visto che la povertà nel paese sta crescendo?


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