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ERICH PRIEBKE/ 1. Perché il funerale di un uomo diventa un corteo degli orrori?

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Erich Priebke con la divisa delle SS (1913-2013) (Immagine d'archivio)  Erich Priebke con la divisa delle SS (1913-2013) (Immagine d'archivio)

Il fatto, però, è di obiezione a molti neo-convertiti che, vedendo una tale prassi, suppongono che non ci sia molta differenza tra il culto agli idoli e il culto al Dio cristiano. San Paolo interviene e non ha dubbi: il criterio della vita non può essere solo la conoscenza, la consapevolezza che gli idoli non esistono, ma deve passare anche attraverso la carità, il fatto che un'azione − anche se moralmente innocua − possa suscitare scandalo agli occhi di molti. Con questa motivazione san Paolo ha proibito di mangiare quella carne. 

Su questa strada il vicariato di Roma non ha negato le esequie a Priebke, ma le ha ammesse soltanto entro il recinto di casa, perché la memoria delle vittime non sia offesa e il gesto non permetta a nessuno di associare la Chiesa ai rigurgiti nazionalsocialisti del nostro tempo, intrisi di antisemitismo, negazionismo e odio verso l'ordine costituto. La misericordia interessata dei lefebvriani è piena di scienza e di dottrina, ma è povera di carità. Carità verso uomini che non riescono ad essere più grandi del loro odio, carità per una morte che troppi vorrebbero saldasse i conti di molti altri. 

La storia non è il luogo dei principi e della dottrina: è la casa degli uomini. Quella stessa umanità che il nazista ha disprezzato e che ieri, come una furia, ha mostrato il suo lato più becero e tribale, cercando in tutti i modi di emulare − almeno nell'odio − il terribile carnefice. Non è una bella vicenda quella di questi giorni. Racconta del male, di troppo male. Non quello che è morto, e che puó risorgere nel cuore di ciascuno, ma quello che è vivo e che si ammanta di democrazia e di misericordia. Dimenticando che quando un'anima lascia la storia, nel 1944 come oggi, gli uomini che restano hanno un solo dovere: portarla davanti a Dio. 

La rabbia non risolve nulla, né l'esibita compassione per chi ha sbagliato e non si è pentito. Ciò che cambia il mondo, e impedisce alla storia di ripetersi, è l'Amore. Proprio ciò di cui, in questi giorni, si è sentita di più la mancanza.



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