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ERICH PRIEBKE/ 1. Perché il funerale di un uomo diventa un corteo degli orrori?

Caos ad Albano Laziale per i funerali di Erich Priebke. Il sindaco li vuole impedire, il prefetto li ordina. Celebrano i lefebvriani, mentre in piazza è scontro. FEDERICO PICHETTO

Erich Priebke con la divisa delle SS (1913-2013) (Immagine d'archivio) Erich Priebke con la divisa delle SS (1913-2013) (Immagine d'archivio)

C'è un uomo che in questi giorni nessuno vuole riconsegnare a Dio. Il suo nome è Erich Priebke e nella storia è noto per avere preso parte, come comandante nazista, alla strage delle Fosse Ardeatine di Roma. 

Si è spento lo scorso 11 ottobre senza rinnegare il proprio passato, ma esibendolo e arricchendolo con un ulteriore carico di bugie e di odio. Elsa Morante, forse senza saperlo, ha raccontato di lui ne La storia descrivendo gli ultimi istanti di uno delle Ss che - dinnanzi all'ultimo fiore sbocciato sul muretto che lo conduce al patibolo - ha la possibilità di essere libero e di chiedere perdono del proprio male. Purtroppo, come quel gerarca, anche Priebke ha strappato l'ultimo fiore e ha voltato le spalle alla storia. 

Chi è rimasto non ha saputo resistere: molti si sono messi in mostra per esibire il proprio pedegree democratico, altri hanno semplicemente riconosciuto in lui il Male. L'uomo ha così perso la sua forma e il funerale di Priebke è diventato il corteo degli orrori, prima per il tentativo politico di non concedergli nessun funerale, e poi per il più comprensibile disprezzo degli uomini che - come già accaduto molte volte nella storia - cercano un cadavere dove imprimere la loro giustizia. 

Eppure, comunque la si pensi, mai come in questo caso c'era bisogno di un funerale. Mai come in questo caso gli uomini potevano e dovevano aver voglia di accompagnare il gerarca davanti a Dio. Perché il funerale non è un onore, è un atto di riconsegna con cui la nostra stirpe prende commiato dalla storia terrena di un uomo per affidarlo - definitivamente - alla storia di Dio. Invece ha prevalso tutt'altro: la nostra voglia di eliminare il male, di chiudere i conti con la storia, di usare del cadavere di un criminale e di un assassino per ricostruirci una verginità politica o per affermare, ancora una volta, la nostra diversità. 

Quella stessa diversità ostentata dalla Fraternità di Pio X, i lefebvriani che hanno accettato di celebrare, in forma privata, le esequie di Priebke ad Albano Laziale, mostrando la loro capacità di misericordia a dispetto del tanto osannato "ospedale da campo" di papa Francesco, l'ospedale nel quale loro - fedeli guardiani della Dottrina - non vogliono affatto entrare. 

Le cose, però, non stanno proprio così. Per capirlo basta leggere san Paolo al capitolo decimo della prima lettera ai Corinzi. Gli abitanti della città vorrebbero mangiare le carni immolate agli idoli, convinti - giustamente - che gli idoli non esistano e che la carne, rivenduta ai banconi del mercato cittadino, possa essere tranquillamente mangiata.