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Cronaca

IL CASO/ Ciaccia (Corte dei conti): la legge "del Buon Samaritano", una spending review sociale

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Si parla tanto di riduzione dei costi; non dimentichiamoci che la fame ha anche un costo sociale, perché nessuno Stato può permettersi di vedere la gente morire di fame per strada. La legge è un esempio virtuoso di come si possono ottimizzare le risorse. Anche la Fao, nella sua opera meritoria, ha bisogno di risorse che deve recuperare dagli stati. Bene, noi non chiediamo risorse aggiuntive, vogliamo solo utilizzare meglio le risorse che finiscono nella spazzatura, pur essendo buone. Pur essendo cibi sani a tutti gli effetti, non rifiuti, non scarti, solamente prodotti in eccedenza.

Mercoledì 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione promossa dalla Fao.

Rispetto a quell’iniziativa siamo addirittura in una posizione avanzata. Una posizione cui potrebbe guardare la stessa Fao. Abbiamo parlato di Europa, ma con un po’ di ambizione si potrebbe allargare la prospettiva al mondo. Siamo fiduciosi. Non a caso la legge del Buon Samaritano ha stimolato altre iniziative dello stesso genere.

Ad esempio?

Il precedente governo, con l’articolo 58 della legge 134, ha istituito presso l’Agea (l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, ndr) un fondo destinato a finanziare programmi annuali di distribuzione di derrate alimentari alle associazioni caritative. Quel provvedimento, che fa il paio con la legge del Buon Samaritano, ha consentito di aiutare qualche milione di persone. È un’altra delle cose da mantenere in vita, sostenendola e magari incrementandola con il programma annuale dell’alimentazione che l’Europa ha previsto anche per il 2014. E non cercando di migliorarla: a volte il meglio è nemico del bene.

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