BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

COLDIRETTI/ Marini e una nuova agricoltura in politica

Pochi giorni fa, Sergio Marini ha annunciato le dimissioni da Presidente di Coldiretti dopo quasi sette anni. PAOLO MASSOBRIO ci parla però di un nuovo progetto che potrebbe partire a breve

Il giornale della Coldiretti, PiemonteverdeIl giornale della Coldiretti, Piemonteverde

Mia nonna la chiamava “la” Coltivatore diretti, ma non era avvezza di politichese allorché altri l'avevano battezzata la “Bonomiana”, in omaggio al fondatore Paolo Bonomi, piemontese di Novara. Comunque era nominata al femminile: come una mamma, come una casa. E tanti nel Dopoguerra ricordavano che fu grazie all'organizzazione dei contadini che iniziò un piano per sfamare gli italiani. Della Coldiretti, per tanti anni, si disse che era collaterale alla Democrazia Cristiana e fino a 25 anni fa, in ogni provincia italiana, veniva eletto un parlamentare che proveniva dalle sue file: una pattuglia di 80. Dalla Coldiretti uscirono dunque ministri ed anche un segretario della Dc come Benigno Zaccagnini. Ma il mondo, si sa, cambia e, secondo la teoria della ciclicità degli eventi, le forme del passato a volte si ripresentano.

Negli Anni Novanta, fresco di laurea in Scienze Politiche con il professor Miglio, mi trovai a dirigere un giornale della Coldiretti, Piemonteverde, dove mi toccò l'arduo compito di raccontare che il rapporto con la Dc stava cambiando. La Coldiretti si stava spostando da forza collaterale a forza sociale e il dogma politico s'era già appannato. Per dire cosa mi colpì di quell'organizzazione che conoscevo solo dai racconti di mia nonna, cito il movimento giovanile, che era un centro di formazione e di confronto eccezionale dei nuovi coltivatori diretti, più avvezzi al rapporto sociale rispetto ai loro padri (e da essi nacque l'agriturismo e poi la rete dei negozi e mercati di Campagna amica). Ma c'era anche il movimento femminile, fino alla rete dei consiglieri ecclesiastici. Insomma lì c'era l'Italia della famiglia, cattolica, soggetta ai vorticosi cambiamenti di questi anni, che avrebbero minato proprio i punti di riferimento.

Sergio Marini lo conobbi a Todi, 12 anni fa, durante un talk show sul palco col sindaco, Marini pure lei, oggi presidente della Regione Umbria. E mi colpì subito l'approccio moderno del suo argomentare, che poi in sette anni di presidenza nazionale lo ha portato a fare progetti per una Coldiretti più giovane, più aperta al mondo e decisamente più cosciente del valore sociale, economico e anche culturale di un'azienda famigliare che è sul territorio, nonostante le analisi filo-globali di quei soloni che sottraggono l'anima (o l'uomo) dalle proprie visioni. E non funziona mai. Oggi Marini, a Cernobbio, aprirà la due giorni del XIII Forum Internazionale dell'Agricoltura anche per dare ragione delle sue dimissioni, dopo un anno dalla rielezione. Un colpo di scena, annunciato al consiglio nazionale del 7 ottobre che ha scatenato dietrologie su faide interne e quant'altro.