BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCAGLIA & SALADINO/ Da "mostri" a innocenti: chi li risarcisce più?

Silvio Scaglia è stato assolto in appello. Un altro esempio, come quello di Tonino Saladino, di una notizia che sparirà presto e non avrà il risalto dato alle condanne. Di SERGIO LUCIANO

Silvio Scaglia (Infophoto) Silvio Scaglia (Infophoto)

Un’apertura di giornale, su tutte le testate più importanti, quando arrivò la notizia-bomba degli arresti, ed era il 23 febbraio del 2010; poi giorni e giorni di titoli sull’inchiesta, stampati in prima pagina e con amplissimi sviluppi interni. L’“affaire” Fastweb che tre anni e mezzo fa condusse all’arresto di Silvio Scaglia - il manager-imprenditore che ha “inventato” la prima società specializzata nella fibra ottica in Italia - e un’altra ottantina di persone ha tenuto banco per settimane. Persino un magistrato equilibrato e prudente come l’attuale presidente del Senato Pietro Grasso, all’epoca capo dell’antimafia, la definì una pietra miliare nella lotta alla delinquenza organizzata degli affari.

Si sa com’è finita. Innanzitutto, il principale imputato, appunto Scaglia, è stato assolto in appello da ogni accusa, con altri sei coimputati, tutti severamente condannati in primo grado; e anche i condannati, diciotto - quindi una modesta frazione degli indagati - hanno subito pene relativamente ridotte e per reati ridimensionati rispetto a quelli originariamente ipotizzati. I giornali di oggi, e certo anche quelli di domani, hanno raccontato e dettaglieranno le dinamiche del processo, ma non c’è dubbio che le leggi del mercato dell’informazione faranno presto a eliminare dalle pagine dei quotidiani - come dai telegiornali, dai gr e dai siti - la “buona notizia” delle assoluzioni. E comunque, in questo momento, su Google si trovano 159 mila risultati cercando “Scaglia condannato” e meno di un terzo cercando “Scaglia assolto”…

Il peso reputazionale delle accuse, e in questo caso anche degli arresti, rimarrà insomma incommensurabilmente maggiore di quello delle notizie sulle assoluzioni. Un danno inestimabile per chiunque, dal signor Rossi - che viene guardato in tralice dai vicini di casi e dal droghiere - a chi, a maggior ragione, ha pubblica notorietà, responsabilità sociali come le ha anche un imprenditore, ed è insomma un volto noto a molti. Una prova l’abbiamo anche avuta dalla vicenda di Tonino Saladino: un’inchiesta che ha portato persino alla caduta di un Governo e un calvario personale durato sette anni, fino all’assoluzione in Cassazione perché il reato non sussiste. Mai in prigione, ma nel frattempo lavoro azzerato, sofferenza e problemi anche per i famigliari, amici spariti. Chi potrà mai riparare questo genere di danni reputazionali?

Già in Italia è rimasto scandalosamente senza seguito per 25 anni (e tuttora) il referendum con cui la maggioranza chiese l’istituzione di una legge efficiente sulla responsabilità civile dei magistrati che sbagliano. Ma comunque il problema della reputazione di chi è colpito da un errore giudiziario non era mai stato toccato, neanche in occasione di quel dibattito. E la carsica rissa su come “farla pagare” ai pm che inquisiscono senza ragione o ai tribunali che sbagliano si riduce a una polemica sterile sulle punizioni da infliggere ai giudici pasticcioni, come se una loro punizione - peraltro, nella storia della magistratura italiana, rarissima - potesse in sé e per sé risarcire i danneggiati e come se rilevasse qualcosa, per i danneggiati, il fatto che un errore giudiziario nasca dal dolo (perché solo il dolo giustifica la punizione del magistrato) o non semplicemente da una colpa o da un’incapacità o da un abbaglio in buona fede.


COMMENTI
19/10/2013 - Scaglia e saladino da mostri e innocenti (Paolo Cantoni)

bene che si parli anche di Saladino ma perché deve pagare lo stato che poi siamo noi con le nostre tasse? lo Stato almeno dovrebbe licenziare i pasticcioni e gli incapaci dato che i magistrati e compagnia sono dipendenti statali e non promuoverli per anzianità , quindi paghiamo noi i loro errori e poi li ritroviamo a decidere ?vedi caso Tortora.