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SCUOLA/ Insegnante toglie il crocifisso dalla classe: non mi interessa. Le reazioni

Le reazioni all'iniziativa di una insegnante di sucola elementare di rimuovere il crocifisso dall'aula: esiste una normativa ribadita dalla Corte europea dei diritti dell'uomo 

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Si registrano le prime reazioni in seguito al caso del crocifisso che una insegnante di scuola elementare ha fatto rimuovere. E' successo a Bologna, dove la maestra ha detto semplicemente: non mi interessa il crocifisso in aula, e lo ha tolto. Il preside dell'istituto onnicomprensivo 8 di Bologna ha sostenuto l'atto, dicendo che ognuno ha diritto di agire come ritiene opportuno: "È una scelta che dipende dalla sensibilità individuale del docente" ha detto. Tra coloro che invece protestano per questo gesto, l'ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli che è intervenuto su Avvenire, dicendo che non è giustificabile dal punto di vista legale "agire come si ritiene opportuno". Esistono, spiega, precise normative sulla questione: il Consiglio di Stato, spiega, ha confermato che il crocifisso può e deve essere esposto nelle aule scolastiche. La Corte europea dei diritti umani, ha detto ancora, si è espressa in questo senso con una sentenza definitiva: "La presenza in clas­se di questo simbolo non lede né il diritto dei genitori a edu­care i figli secondo le proprie convinzioni, né il diritto degli alunni alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione". Inoltre, ha aggiunto, a "prescinde­re da ogni considerazione giu­ridica, credo si possa parlare di un atto di intolleranza  pur in un contesto, quello scolastico, do­ve dovrebbe essere insegnato il contrario". In sostanza, nessuno può decidere di sua iniziativa se rimuovere o meno il crocifisso.

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