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Cronaca

ITALIANI ANALFABETI/ Checchi: così i laureati in lettere affossano l'Italia

Macchinari hi-tech in una catena di montaggioMacchinari hi-tech in una catena di montaggio

Con il fatto che le nostre imprese non investono in ricerca. La storia industriale dell’Italia è quella di un Paese che ha progressivamente smantellato la sua manifattura per rifugiarsi in settori di nicchia nei quali il made in Italy è competitivo, ma che non trascinano il resto dell’economia. Gli italiani sono un popolo senza coraggio? Assolutamente no, ma il fatto è che il nostro capitalismo è molto familiare e quindi i destini delle imprese sono spesso collegati ai destini delle famiglie. Ciò non favorisce né la continuità nel tempo né l’innovatività.

 

Ci sono anche ragioni storiche di questa situazione?

Sì. La zavorra che frena l’Italia è anche il fatto che siamo un Paese di scolarizzazione tardiva rispetto agli altri Stati europei. Tanto è vero che dalla recente indagine sulle competenze degli adulti emerge che l’Italia è ultima insieme alla Spagna, che è un Paese molto simile al nostro dal punto di vista della scolarità conseguita. All’uscita dalla seconda Guerra mondiale il 70% degli italiani non sapeva né leggere né scrivere.

 

Ma sono passati 70 anni …

Eppure analizzando i dati di Alma Laurea emerge come ancora oggi circa il 60% dei laureati sono la prima persona a finire l’università nella loro famiglia. Ci sono quindi persone che sono entrate nelle aule universitarie senza alcuna tradizione familiare alle spalle, e quindi senza nessun supporto, nessuna capacità di trarre il beneficio migliore da questa stessa esperienza. Sono cioè dei laureati più deboli di quelli che hanno background familiari più robusti.

 

(Pietro Vernizzi)

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