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ABORTO/ Ho ucciso mia figlia, parla la mamma che ha espulso il feto a casa

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Ieri avevamo pubblicato la notizia di una donna che, recatasi all'ospedale San Camillo di Roma per una interruzione di gravidanza, aveva espulso il feto solo dieci giorni dopo e nella sua abitazione, mentre stava facendo la doccia. C'è in corso una denuncia nei confronti dell'ospedale, ma quello che più segna questa tragedia è la crisi depressiva in cui è caduta la donna dopo il fatto. Tornata a casa dopo l'intervento ospedaliero, aveva accusato forti febbri e dolori addominali, poi all'improvviso l'espulsione del feto che evidentemente non era stata fatta in modo adeguato in ospedale. Adesso, come racconta lei stessa in una drammatica intervista concessa al Corriere della sera, i sensi di colpa, la depressione, l'orrore quotidiano. Mi interrogo ogni giorno da allora, dice: "Interrompere la gravidanza è stata una scelta molto difficile. Dopo la diagnosi della sindrome di Down abbiamo pensato che andava tutelato l’equilibrio che avevamo raggiunto e anche la vita di nostra figlia, che rischiava di essere sconvolta". Dice che quella bambina che ha voluto abortire, adesso la pensa come una figlia che ha voluto uccidere: "E’ una cosa molto triste, da allora mi interrogo se non sia una punizione per quello che ho fatto”. All'altra figlia, di 5 anni e mezzo, dice, aveva detto tutto e lei le ha risposto così: "Lei mi ha chiesto se questo è uno dei “misteri della vita”.



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