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Cronaca

ITALIANI ANALFABETI/ Israel: l'Italia non ha bisogno di ingegneri, ma di uomini

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Ma sappiamo bene che questo discorso non basta. E la tecnologia? – si dice. Ebbene, siamo perfettamente convinti che non esiste la possibilità di uno sviluppo tecnologico senza uno sviluppo vitale della scienza di base e che quest'ultimo abbia assoluto bisogno di un contesto culturale avanzato, sostenuto da una cultura umanistica solida e diffusa. Beninteso, parliamo di innovazione tecnologica autentica – quella che può far restare nel novero dei paesi avanzati – e non di innovazione tecnologica di retroguardia, di bricolage delle realizzazioni altrui.

Oggi l'Italia è tagliata fuori da tutto, dopo essersi bruciata l'una dopo l'altra le opportunità di autentico primato. È in Italia che uno scienziato umanista, Giulio Natta, ha creato la più grande invenzione chimica del secolo, la plastica; ma oggi l'industria chimica italiana non esiste più. Potevamo essere all'avanguardia nella tecnologia dei calcolatori e nell'informatica, con le idee di un imprenditore umanista come Adriano Olivetti, e abbiamo bruciato i ponti su questa via da decenni. Non ci è rimasto quasi nulla. Non sappiamo neppure più fare delle belle automobili. E, per il futuro, sembra che nessuno abbia più un'idea di come assumere un ruolo nella scienza e nella tecnologia avanzate. Forse dovremmo leggere attentamente l'autobiografia di Steve Jobs per capire quanto l'arte classica e la cultura umanistica l'abbiano ispirato nel creare quegli straordinari prodotti che hanno cambiato il volto del mondo. Possiamo venirne fuori puntando tutto sugli istituti tecnico-professionali?

Ma – si dirà – qui si sta parlando di laureati in ingegneria. Già, ma si tratta di capire di quale formazione ingegneristica si stia parlando, visto che l'andazzo è quello di disseccare al massimo nei Politecnici (e non solo) la componente di studi umanistici, persino impoverendo la qualità delle lezioni che si pretende che vengano tenute nel tipico inglese da quattrocento parole. Così si creano polli di batteria, persone addestrate a fare una sola cosa e che perderanno facilmente la testa di fronte a un'evoluzione tumultuosa che rende tutto rapidamente obsoleto, incapaci persino di scrivere un rapporto in una lingua ricca e raffinata, che vada oltre le suddette quattrocento parole inglesi da comunicazione turistica, persone prive di quell'autonomia che soltanto una cultura ampia può dare.

L'aspetto tragicomico della faccenda è che l'Italia ha creato una delle tradizioni più elevate e feconde nell'ambito di una cultura ingegneristica ampia e aperta alle scienze umane. Ma sembra che di questa tradizione si sia persa la memoria.

Con un gruppo di studiosi di vari paesi europei stiamo per pubblicare la raccolta delle lettere ricevute da un grande matematico italiano, Luigi Cremona. Non si tratta soltanto di un documento che illustra in modo straordinario l'esistenza nell'Ottocento di una rete scientifica-tecnologica europea, ben prima che nascesse la retorica europeista: una rete che comprendeva non solo scienziati, ma ingegneri, militari, insegnanti, uomini di lettere interessati alla scienza, come Lewis Carroll. 


COMMENTI
27/10/2013 - Non c'è un solo percorso verso la cultura (Sergio Palazzi)

Come al solito condivido quasi per intero Israel: un vero progresso richiede cultura ed anima. Ma il "quasi" credo meriti un'osservazione. Strano che un esperto come lui accomuni istituti tecnici e professionali, come fa da troppo tempo la burocrazia ministerial-sindacale. Un corso “professionale” punta in primis alle abilità operative; alla meritoria attitudine a svolgere un lavoro ben fatto: a ogni livello, dal lattoniere al neurochirurgo. Che ciò abbia valore culturale è indubbio ma conseguente. Ben altro è l'Istituto Tecnico che, se non tradisce la sua storica identità, usa l'esperienza pratica per precedere, affiancare e motivare un solido studio teorico, creando un percorso di crescita culturale dell'homo faber che non invidia nulla ad un “liceo fatto tanto per fare”. Sono innumerevoli i “periti” divenuti uomini e donne di cultura solida e completa, anche umanistica (ammesso che chimica e matematica non siano umanesimo). E poi quale liceo, “il Classico-Di-Una-Volta”, o tutte le scuole ribattezzate licei quando han perso il proprio scopo (Magistrali) o a cui lo si è voluto strappare (Istituti d'Arte, già punte di diamante della formazione professionale)? Perché mai il Liceo Scientifico Tecnologico, una sperimentazione ben riuscita, è stato snaturato nel Liceo Scientifico delle Scienze Applicate, arzigogolo in Neolingua che può venir letto come “quello che salva la tua mammina dall'onta di avere un figlio non-liceale, ma salva te dalla fatica del latino”? Eccetera...