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Cronaca

GLI SCHIAFFEGGIATORI/ Ridere è un dono: l'esempio del commissario Zuzzurro

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Oggi prevale la risata grossolana, cattiva, che fa del male: si tratti di schiaffi agli sconosciuti, o di staffilate mortifere al carattere, alla vita privata, agli affetti e alle debolezze delle persone. La chiamano satira, i suoi sacerdoti sono i maîtres à penser più pagati e rispettati. Si beano di antecedenti illustri nella letteratura e nella storia: quasi sempre uomini che pagavano di persona, rischiando, non godendo dei privilegi dei principi. Oppure dilaga la comicità becera, che strappa la risata, ma lascia al fondo un sapor di vergogna, non rende affatto  più leggera la vita.

Ridere è un dono, far ridere un esercizio di libertà e intelligenza. Non un repertorio di superficialità e fatuità, di vanità e perfidia, perché al fondo di ogni sorriso o risata c’è la coscienza, serissima, della propria debolezza, delle proprie mancanze, così simili a quelle altrui. Si ride degli altri come di se stessi, in una fratellanza che non ci umilia, ma ci aiuta al contrario a portare e sopportare i pesi gli uni degli altri. C’è il riso che abbonda sulla bocca degli stolti. E c’è quel riso che invocava Tommaso Moro, perché nella vita si possa riconoscere un po’ di gioia e farne parte anche ad altri.

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