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Cronaca

ABORTO/ Brodie Donegan: lo Stato vuole ammazzare una seconda volta mia figlia

Brodie Donegan con la famiglia (Immagine d'archivio)Brodie Donegan con la famiglia (Immagine d'archivio)

Io ho subito notevoli danni: fratture al bacino, il distacco dei muscoli di una coscia, la rottura di un piede, di una vertebra e di una costola. Inoltre lacerazioni alla testa per essere stata proiettata attraverso il parabrezza. Ci sono volute tre ore per tirarmi fuori e portarmi in ospedale. Quando sono arrivata in ospedale, si poteva ancora sentire il battito del cuore di mia figlia, ma si sono occupati prima di me e lei non ce l'ha fatta. Due ore dopo l'arrivo in ospedale, cinque dopo l'incidente, le condizioni di mia figlia sono diventate disperate.

 

E’ la classica procedura che si tiene in molti di questi casi, pensare prima alla madre e dopo al feto…

Se fossi arrivata prima e fossi stata operata prima, il risultato avrebbe potuto essere diverso. I dottori hanno cercato di rianimarla, ma senza successo. Mia figlia era già circa 43 cm e quasi 2 chili e, in altre circostanze, sarebbe molto probabilmente sopravvissuta. Dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo averla tenuta in braccio, averle dato un nome e averle fatto il funerale, non posso capire che mi venga detto che per la legge lei non “conta”. Non crediamo che debba essere messa “in conto” alle mie ferite, è stato molto più difficile recuperare dalla sua perdita che da tutte le mie ferite. La sua perdita è stata sofferta da tutta la nostra famiglia, deve essere riconosciuta e la guidatrice deve assumere la responsabilità delle sue azioni.

 

La sua è una richiesta di riconoscimento della dignità umana anche per il feto, si può paragonare a quanto dice la Chiesa, “il riconoscimento della vita sin dal momento del concepimento”. E’ così?

Penso che sia una domanda difficile e che possa avere risposte differenti secondo le persone. Per me, da quando ho capito che ero incinta ho cominciato con il mio partner a immaginare la vita con questa bambina, come lei poteva essere, e questi pensieri sono diventati più forti e certi a mano a mano che la gravidanza proseguiva. Si tratta di un'esperienza del tutto personale e io non sono necessariamente d'accordo che inizi con il concepimento, credo che dipenda dalla persona, dalle sue credenze e dalle circostanze. Io ho cominciato a sentire tra le 20-22 settimane che era più “reale” e a essere meno ansiosa verso la possibilità che potesse succedere qualcosa come un aborto spontaneo e a pianificare il futuro.

 

Fino alle 20 settimane rimarrebbe applicabile la legge attuale, per la quale i danni al feto non sono riconosciuti se non come danni alla madre.