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MADRE IN COMA/ Perché fa scandalo il cuore di un bimbo che batte?

Pubblicazione:mercoledì 30 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 30 ottobre 2013, 23.08

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Quando arrivo a casa di una mamma con la mia grande borsa ostetrica, tutti mi si avvicinano circospetti. Mi scrutano, mi salutano, a volte mi abbracciano se già mi conoscono; e in quel caso già sanno ciò che farò. 

La mamma si sdraierà sul divano, scoprirà il pancione, appena un po'; io mi avvicinerò guardinga, magari con un metro a nastro in mano, misurerò il fondo uterino. Delicatamente lo sfiorerò, poi, con pressioni leggere dei polpastrelli, comincerò a cercare il bambino, la sua posizione, sorrriderò perché lui, sollecitato dai miei tocchi invadenti, mi scalcerà facendo piccole colline semoventi sulla pelle.

Infine da quella borsa estrarrò lo strumento magico, il microfono grigio; e il gel, insomma l'apparecchio a ultrasuoni. E ascolteremo finalmente il cuore del bimbo. 

E capirò molte cose: mi farò un'idea della sua energia, della sua allegria, a volte del suo sesso: già in pancia i maschietti fanno maggior baccano. 

E capirò molte cose anche dall'espressione del viso di chi, accanto a me, lo ascolterà: se la mamma sia insicura, se ne sarà sollevata, se invece sorriderà con la condiscendenza di chi sa di custodire un gran tesoro. Se ci sarà il papà lo osserverò di sottecchi; gli uomini spesso fanno domande tecniche sul mio apparecchio, nascondendo l'emozione; ma che appare lampante al primo suono, così forte da dover essere contenuta.

I regali più belli sono però quelli che mi fanno i bambini; i piccoli musi curiosi, di pochi anni, gli sguardi un po' di sfida e di sottecchi dei più grandi: accendo l'apparecchio, appoggio il microfono e... stupore, gioia, sorpresa, e... il fratellino diventa improvvisamente qualcuno che c'è. Presente fra noi, in quella stanza. 

Smette di essere un feto e diventa fratello.

Certi piccoli si ingelosiscono subito: frignano, vogliono essere presi in braccio. Cominciano a considerarmi una persona pericolosa: mi lanciano occhiatacce. Io rido.

Tutti ridiamo. La gioia dilaga.

Nessuna fotografia fa l'effetto di quel battito sonoro.

Ha una forza prorompente e non è una questione di volume. Ma di presenza. Di risonanza. Quel battito ci attraversa interamente, vibra in noi e entra in sintonia col nostro battito.

È indubbiamente uno degli attimi più belli del mio lavoro, e me lo godo.

Non mi sono stupita quindi del video che è stato diffuso in rete, quello che riguarda la mamma Carolina Sepe: lei da mesi ormai custodisce all'ospedale Cardarelli nel suo corpo in coma un battito vitale. Ne ha parlato già la brava Monica Mondo da queste pagine con un articolo bellissimo.

Siamo scandalizzati dall'intrusione nella privacy della famiglia di Carolina, della diffusione in rete delle immagini ecografiche, il sonoro battito acquoso messo in apertura dal montaggio.

Ma va bene così, mi dico.


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