BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

LAMPEDUSA/ Pennisi (vescovo): i politici "ascoltino" la carità della gente

Secondo MICHELE PENNISI, arcivescovo di Monreale, non è pensabile che l’Italia, da sola, si faccia carico del problema dell’immigrazione. E’ necessario il coinvolgimento dell’Europa

InfophotoInfophoto

E’ stata una strage annunciata. L’ennesima. E non sarà l’ultima. I migranti vengono in Italia ingannati da chi vende loro la speranza di una vita migliore, chiedendogli in cambio tutto ciò che gli resta. Giunti sul nostro territorio, spesso, iniziano un calvario a cui non erano preparati. Non dopo quel terribile viaggio in mare, in condizioni quasi sempre disastrate. Mentre riecheggia il grido del Papa – «vergogna!» - abbiamo chiesto a monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, come interpretare queste tristi circostanze.

Che reazioni le suscita quanto accaduto?

Quando il Santo Padre ha parlato di vergogna, ha parlato di un sentimento che non può non riguardarci tutti quanti. E che deve implicare un maggior impegno da parte della Comunità europea. Non possiamo immaginare che tutto il peso dell’immigrazione gravi esclusivamente sulla Sicilia e sull’Italia. Deve essere l’Europa a farsi carico di questo problema. Che non si esaurirà nel breve periodo. Di recente, mentre mi trovavo in Terrasanta, il Patriarca di Gerusalemme mi ha spiegato che solo dalla Siria stanno transitando 800mila profughi verso la Giordania. Il fenomeno è desinato ad aumentare.

Cosa  si può fare, concretamente?

E’ necessario aiutare queste persone a vivere in maniera dignitosa nei loro Paesi d’origine; contrastare i mercanti di morte, coloro, cioè, che li traghettano verso l’Italia in condizioni di estremo pericolo, senza alcuna sicurezza, e facendosi pagare profumatamente;  aiutarli a vivere in maniera umana una volta che sono sbarcati sulle nostre coste.

E in tale senso, l’Europa che aiuto può dare?

Sia per aiutare le persone nei propri luoghi d’origine che una volta sbarcati sul nostro territorio, può destinare delle risorse. Inoltre, può impegnarsi a favorire i ricongiungimenti familiari. Chi, per esempio, sbarca in Sicilia per ricongiungersi con i suoi parenti che, magari, stanno in Germania, ha bisogno dello status di rifugiato. Ma, per ottenerlo, prima che le commissioni apposite si riuniscano a diano parere favorevole, passano spesso anche 10 mesi-1 anno.

Come dovrebbero essere trattare queste persone una volta giunte in Italia?