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Cronaca

PAPA/ Assisi, le parole semplici di Francesco e il nostro cuore vecchio

Ieri ad Assisi papa Francesco ha visitato i luoghi del Santo che porta il suo nome. Ha detto parole semplici. Apparentemente non nuove, perché il nostro cuore è vecchio. LUCA DONINELLI

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

È avvenuto nel giorno di San Francesco d'Assisi. Mentre a Lampedusa si moltiplicavano le bare senza nome di donne e uomini che avevano cercato la libertà ad ogni costo, pronipoti di donne e uomini che Francesco aveva così amato da raggiungerli sull'altra sponda del Mediterraneo, sfidando la tempesta; e mentre la parola "vergogna", gridata ieri dal Papa risuonava tra i muri insonorizzati di questa Europa votata al denaro e ancora titolare di un assurdo Premio Nobel per la Pace; ieri ad Assisi lo stesso Papa visitava i luoghi del Santo che porta il suo nome e pronunciava parole che a tutti, ai semplici e forse anche ai complicati (o a qualcuno di loro), spalancavano l'abisso che questo nome, Francesco, porta dentro di sé.

Ha cominciato dai disabili gravi dell'Istituto Seraphicum, non innanzitutto per loro, ma (ne sono certo) per sé stesso, perché loro sono i più vicini a Dio. Ha letto la lettera di un giovane argentino che versa nelle loro condizioni, commuovendosi davanti a una preferenza che Dio ha accordato a quel ragazzo nel modo per noi più incomprensibile. Un giorno tutti, io spero, potremo guardare a ogni persona secondo l'angolatura della particolare preferenza che Dio ha avuto per essa. Ma già oggi esistono delle luci: esse ci vengono dai santi, ma anche dai piccoli, dai miseri, dai piagati, da quel mondo che porta, come ha detto Francesco, le piaghe di Cristo.

Poi, nell'omelia della messa, non ha potuto non tornare allo strazio di quei morti, a Lampedusa. "Tutti voi" ha detto, rivolto a loro, ai poveri protagonisti di questa tragedia "siete stati spogliati da questo mondo selvaggio che non dà lavoro, che non aiuta, a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo, non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa. Non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà. E con quanto dolore tante volte vediamo che trovano la morte, come e successo ieri a Lampedusa. Ma oggi è un giorno di pianto".

Anche il breve discorso tenuto nella cattedrale di Assisi, dietro una siepe di smartphone e di iPad assetati di immagini - segno di una dolorosa difficoltà, che è di noi tutti, a fissare nel profondo di sé l'immagine di un volto che ci viene incontro, una difficoltà che ci obbliga a tramutare il presente in un interminabile album-ricordo - colpisce per la sua semplicità.