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SPILLO/ La riforma della giustizia? Per Napolitano comincia in Val di Susa

Pubblicazione:sabato 5 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 5 ottobre 2013, 16.48

Una manifestazione No Tav Una manifestazione No Tav

Non da ultimo: Napolitano si è espresso due giorni dopo la sessione parlamentare “che ha cambiato l’Italia” rinnovando la fiducia al governo Letta. Ha messo nero su bianco il suo punto di vista sulla Val di Susa il giorno stesso in cui lo stesso parlamento democratico ha votato la decadenza del suo membro Silvio Berlusconi, condannato in terzo grado con procedimento giudiziario regolare - come tutti - fino a prova contraria. Ci sbaglieremo, ma il Quirinale ha volito dichiarare - senza “ambiguità” - che se la Seconda Repubblica è finita per Berlusconi, lo è anche per alcuni standard consolidatisi negli ultimi vent’anni in alcuni ambienti giudiziari. Anche la “riforma della giustizia” - in un Paese che ha il 40 per cento di giovani disoccupati – va iniziata, va fatta subito, va fatta dai magistrati stessi.

 

Riguarda la sicurezza materiale e legale dei cantieri in val di Susa e l’efficienza della giustizia civile che è un fattore competitivo di un sistema-Paese tanto quanto il suo livello di corruzione pubblica e di evasione fiscale privata. Riguarda la sicurezza quotidiana tanto quanto l’educazione civile dei suoi abitanti di oggi e di domani. Riguarda il tasso di democrazia reale che la Terza Repubblica italiana può vantare al tavolo della Terza Europa, quella del cancelliere Merkel. (Luciano Violante – amico e compagno di trincea di Caselli in tante battaglie giudiziarie in difesa dello Stato e oggi primo fautore di una “pacificazione” nazionale anche sul terreno giudiziario – nei giorni scorsi è stato preso a gavettoni da alcuni giovani del “suo” Pd a Genova. Naturalmente non se n’è preoccupato: il problema è non è suo, è di quei giovani e di quel Pd)



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