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NO TAV/ Maddalena (Procura Torino): perché il movimento non isola i violenti?

Pubblicazione:domenica 6 ottobre 2013

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Queste domande andrebbero rivolte, anzitutto, al ministro degli Interni e a quello della Difesa. Quel che è certo è che un’opera come la Tav richiede anni per essere realizzata. Un militarizzazione del territorio per un così lungo periodo non è facilmente accettabile e ancora meno facilmente praticabile. Inoltre, spesso i violenti provengono da altre parti d’Italia, se non addirittura dall’estero. Con la capacità di mobilitazione che offrono i tempi moderni, già di per sé l’identificazione non è impresa semplice. Tanto più che, spesso, agiscono mascherati. Il che rende complicato anche attribuire un reato preciso ad un’identità precisa. Altra difficoltà consiste nel dimostrare l’esistenza di forme associative eversive tenendo distinti coloro che si mantengono nei limiti della legalità da quanti li superano. Da questo punto di vista, la Procura di Torino è sempre stata attentissima a separare i due piani e a non criminalizzare il movimento come tale.

 

Qual è la matrice di questi fenomeni?

Si tratta soprattutto di appartenenti all’area anarco-insurrezionalista presente in tutto il mondo che, da anni, pratica la contestazione puramente distruttiva.

 

La situazione francese è analoga a quella italiana?

La mia impressione è che lì i problemi siano inferiori proprio perché non ci sono quelle ambiguità che nel costume e nella cultura italiane, invece, esistono. Una storia antica. Benché, per entità e ampiezza, siamo distanti dal paragonare il fenomeno a quelle delle Brigate Rosse, ha ragione Caselli quando parla del rischio di pericolosissime derive estremistiche e afferma la necessità di creare la stessa atmosfera di condanna della violenza senza se e senza ma che si dimostrò indispensabile per la svolta nella lotta al terrorismo rosso.

 

(Paolo Nessi)



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