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Cronaca

ROBERTA RAGUSA/ L'esperto: medium e "falsi ricordi", il lato oscuro dell'indagine

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Per quello che ne sappiamo attualmente, le canoniche indagini svolte dalle Forze dell’Ordine e dai magistrati ottengono più risultati. E’ statistica. L’eco mediatica successiva al successo di Maria Rosa Busi è connessa proprio al fatto che indagini risolte tramite via medianica sono l’eccezione, non la regola. Rarità così rare che, a livello statistico, contando tutte le previsioni medianiche fatte in un anno divise per i successi da esse derivati, potrebbero essere pareggiati da un soggetto senza poteri che, presa una cartina geografica e puntato il dito a casaccio sulla mappa, trovasse un qualche povero defunto legato a qualche cold case. Ripeto: occorre che scienza e parapsicologia si siedano ad un tavolo e pianifichino uno studio sul fenomeno. La scienza dovrà evitare l’atteggiamento borioso che spesso ha. La parapsicologia deve smetterla di trincerarsi dietro il fatto che le sue manifestazioni sono casuali, non controllabili, vaghe e non testabili. Peraltro se i poteri sono così vaghi e incontrollabili non si dovrebbero neppure chiedere dei soldi ai potenziali clienti per l’espletamento di una professionalità che non abbia le caratteristiche della continuità.

Quali sono i motivi che portano a contattare un sensitivo? Semplice, perché la realtà concreta non ha saputo dare, o non può dare le risposte che si cercano. Inoltre buona parte dei sensitivi restituisce messaggi e lezioni spirituali di armonia, pace e amore, messaggi che essi dicono provenire direttamente dai defunti. Cosa si può volere di più, per noi esseri mortali, che la “prova” di una vita dopo la morte e di un amato defunto che è vivo nell’aldilà, che ci aspetta sereno e che ci ama?
 

E infine, è moralmente è corretto affidarsi alle piste irrazionali dei sensitivi? Di primo acchito si potrebbe dire che il fine giustifica i mezzi e che, se il sensitivo risolve il caso, la scelta è stata ottimale. Ma per essere così, cioè per fare della consulenza medianica una costante fra gli strumenti di polizia, vanno analizzate tutte le consulenze e i successi derivati. Se essi non superano una certa percentuale, il rischio è di sottrarre energie alle forme d’indagine canoniche per perdere letteralmente tempo dietro chimere metafisiche. Francamente, investirei soldi pubblici nella cosa solo se ci fosse la prova che non fossero soldi buttati, senno sarebbe l’ennesimo sperpero di pecunia pubblica. Meglio, molto meglio assumere giovani laureati e formarli come criminologi esperti in vecchi come nuovi metodi d’indagine. Per esempio: quanto è diffuso in Italia l’impegno del criminal profiler e, per non parlare a nome di altri, lo psicologo nell’analisi di crimini non violenti? Per come stanno le cose abbiamo bisogno di tanti professionisti esperti, metodici, efficaci e anche sì istintivi, che però non è la stessa cosa di sensitivi.  

 

(Fabio Franchini)

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