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EUTANASIA/ Le volevano staccare la spina, è salva grazie a una lacrima

Pubblicazione:mercoledì 9 ottobre 2013

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Angèle Lieby, una donna francese risvegliatasi dal coma, ha deciso di raccontare la sua incredibile storia in un libro che in Francia ha già venduto 200 mila copie. È stata salvata da una lacrima, proprio quando i medici la davano ormai per morta e avevano deciso di staccarle la spina. L’odissea della donna, operaia 57enne, inizia il 13 luglio 2009, quando avverte una forte emicrania. Si reca allora all’ospedale di Strasburgo, ne discute con i medici che però, parole sue, “non capiscono nulla”. Non si sente affatto bene, si esprime con difficoltà e fatica a respirare. Poi perde conoscenza ed entra in coma. Passa il tempo, e la donna peggiora vistosamente, riducendosi quasi in uno stato vegetativo, per la disperazione dei parenti, il marito Ray e la figlia Cathy riunitisi attorno al suo letto. Nonostante le pessime condizioni, Angèle afferma di aver sempre sentito tutto quello che stava succedendo. Ripercorrendo quei giorni d’inferno scrive: “Intorno a me è tutto nero, c’è solo buio, ma io. Devo sentire tutto per capire cosa mi succede”. Capisce di essere attaccata a una macchina, di venire alimentata da un sondino, ma soprattutto che i medici la danno per morta. Dopo tre giorni di coma in cui le sue condizioni vanno peggiorando, il 17 luglio un medico consiglia al marito di prenotarle un posto al cimitero e di iniziare a contattare le pompe funebri. Angèla è lì, impotente, che sente tutto. Cerca di urlare, ma non ci riesce. Come quando non riusciamo a svegliarci da un brutto sogno. Il marito le tiene costantemente la mano, ma non trova la forza per ricambiare in nessun modo. I medici premono, incalzando l’uomo: “Ormai la situazione è disperata, occorre staccare la spina”, ma Ray si oppone. Pochi giorni dopo, il 25 luglio, anniversario del suo matrimonio, entra in stanza Cathy che le rivela di aspettare il terzo figlio e che desidererebbe tanto che la nonna potesse vederlo e crescerlo come ha fatto con i primi due nipoti. È proprio in quel momento che accade l’inaspettato, il miracolo. Dagli occhi di Angèle scende una flebile lacrima che nasconde un fiume di vita: la figlia corre ad avvisare i medici. Dopo la lacrima, il leggero movimento di un mignolo. In quel corpo c’è vita. Da quel giorno Angèle risorge. Studi più approfonditi e mirati rivelano che soffre della sindrome di Bickerstaff. La rieducazione, il periodo che la porta fino alla totale guarigione è lungo e doloroso. Il 14 agosto, circa un mese dall’inizio del dramma, scende per la prima volta dal letto. I progressi sono lenti, ma costanti: ritorna a parlare, a deglutire, a relazionarsi con gli altri senza l’aiuto delle macchine. Dopo circa 7 mesi, il 30 gennaio 2010, torna finalmente a casa. Oggi, come detto, coadiuvata nella scrittura dal giornalista Hervé de Chalendar, ha raccontato la sua storia in un libro toccante e profondo, nel quale raccontando la sua “piccola esperienza” (così la definisce) si scaglia neanche troppo velatamente contro quei medici che troppo spesso e frettolosamente etichettano come "vegetali" alcuni pazienti. “Una persona può essere perfettamente cosciente anche se all’apparenza sembra in coma irreversibile”, ha detto la donna.



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