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OGNISSANTI/ La festa della vera libertà dell'uomo

I santi? "Tutte le persone che nella loro vita hanno fatto spazio alla grazia di Dio e che ora sono nella beatitudine del cielo". La festa di Ognissanti spiegata da ALDINO CAZZAGO

Andrej Rublëv, Cristo Salvatore (Immagine d'archivio) Andrej Rublëv, Cristo Salvatore (Immagine d'archivio)

Al centro della festa di Ognissanti non vi sono solamente i santi riconosciuti come tali dalla Chiesa, ma "tutte le persone che nella loro vita hanno fatto spazio alla grazia di Dio e che ora sono nella beatitudine del cielo". Una festa della libertà, quella dei santi, cioè delle persone che hanno riconosciuto in Cristo il più alto ideale umano. Aldino Cazzago, carmelitano, docente di Agiografia nell'Università Cattolica di Brescia spiega a ilsussidiario.net il significato della festività del 1° novembre.

Professore, qual è il significato della festa di Ognissanti?
Partiamo dal fatto che la santità e i santi prima che una festa, sono una delle realtà più belle del cristianesimo. Immaginiamo per un istante un cristianesimo senza santi nei quali appunto la santità di Dio si fa visibile. Sarebbe un cristianesimo senza bellezza, senza gioia, un cristianesimo triste. Giovanni Paolo II ha detto che «la santità è il "gusto" specifico della vita cristiana». Come è facilmente immaginabile l'"attore", l'agente, di ogni santità è da un lato Spirito Santo e dall'altro la libertà dell'uomo. Ricordo a questo proposito una bella definizione di santo data da Paolo VI: i santi sono uomini a cui "lo Spirito Santo consuma il cuore", ha scritto papa Montini nella Gaudete in Domino.  Quando parliamo di santi, noi pensiamo istintivamente ai santi canonizzati, ma le persone sante sono ovviamente molte di più. Al centro della festa di Ognissanti vi sono perciò tutte le persone che nella loro vita hanno fatto spazio in modo più evidente che le altre alla grazia di Dio e che  ora sono nella beatitudine del cielo. Ovviamente la stragrande maggioranza di loro non è canonizzata.

Come è nata questa festa?
Le prime testimonianze della festa vera e propria risalgono a dopo la metà del IV secolo ad Antiochia. Qui si celebrava appunto una festa per tutti coloro che erano morti come martiri. San Giovanni Crisostomo ha un'omelia per questa festa. Ricordiamo che fino all'Editto di Costantino (313) il cristianesimo era perseguitato. In quel tempo ogni chiesa poteva vantare dei martiri nelle proprie origini. La festa però cadeva la prima domenica dopo Pentecoste. A Edessa la festa era celebrata il 13 maggio. La liturgia bizantina ha conservato la festa nella sua collocazione originaria: la prima domenica dopo Pentecoste detta appunto "Domenica di Tutti i Santi". 
 

 

E come si è sviluppata?

Anche a Roma per alcuni secoli si celebrò nella prima domenica dopo Pentecoste. Agli inizi del VII secolo venne spostata al 13 maggio. In ciò è evidente un influsso greco-orientale. Il 13 maggio si ricordava la traslazione di alcune reliquie di martiri anonimi dalla catacombe romane all'edificio che noi continuiamo a chiamare Pantheon. In quella circostanza il Pantheon, da tempio pagano che era, divenne una chiesa cristiana e fu dedicato a Maria e a tutti i Martiri.

È sempre stata rispettata e celebrata nel corso della storia o vi sono state parentesi in cui è caduta come festività?