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PIERO MARRAZZO/ L'Italia ha bisogno di peccatori, non di "puri"

Piero Marrazzo ai tempi d'oro (Infophoto) Piero Marrazzo ai tempi d'oro (Infophoto)

La domanda è di quelle forti, senza via d'uscita. La riposta della vulgata è molto eloquente: l'uomo vale e può valere per quello che fa e, aggiungiamo noi sulla base di quanto documentato poc'anzi, per come quello che fa è giudicato dal potere. Il valore di ognuno di noi sembra essere soltanto quello della reputazione giornalistica.

Il grave errore odierno di Marrazzo sta nel fatto di ripresentarsi al grande pubblico "purificato", allineato perfettamente agli standard morali ed etici definiti dai media, pronto a vivere – in nome di tutto ciò – una nuova luna di miele con il potere. Il problema è che tutto questo è solo un'illusione: se Marrazzo tornasse mai in politica, o concorresse mai ad una carica pubblica, subito le voci si riaccenderebbero e il suo passato – ancora una volta – lo terrebbe in gelido ostaggio. Il fatto è che il nostro valore non risiede nella nostra reputazione, ma nel fatto di essere voluti e amati da sempre. Così voluti e così amati da essere "creati" ora. Ogni uomo, in quanto creato, ha una vocazione, un messaggio destinato agli altri uomini. Il compimento di un'esistenza è la comunicazione piena di se stessi, di ciò che ultimamente costituisce e fa la propria vita. Per questo nessuno di noi ha bisogno di un Marrazzo purificato, reso idoneo al piccolo schermo, ma tutti noi abbiamo bisogno di un Marrazzo riconciliato, capace di guardare se stesso e le dimensioni della propria vita con affetto e generosità, con simpatia e libertà.

L'Italia non cresce stando nelle mani dei puri, cresce stando in quelle dei peccatori. Peccatori che mendicano continuamente la Misericordia di Dio. Questa foga vile con la quale si pretende di cancellare il peccato dell'uomo, rendendo abili alla politica solo i puri, altro non è che l'ennesimo tentativo di instaurare – nella storia – un potere ballerino e fantoccio al servizio del vero potere e della vera casta sacerdotale della nazione. Per questo, non senza amarezza, pensando a Marrazzo e alla sua storia, mi viene da dire che alla Regione Lazio il problema non erano le sue frequentazioni con i trans, ma l'incapacità di accettare il male e il peccato come costanti delle relazioni umane. Quell'incapacità che portava il nostro Piero ad assumere decisioni utopistiche e stataliste, prive di reale contatto con quello che lui era e che il mondo attorno a noi è. 

Sembra sempre poco, ma una politica così è davvero in grado di guidare l'Italia e di guardare al futuro. Per il semplice motivo che una politica che sa accettare se stessa non è mai ricattata da nessuno. Il futuro non si trova nei nostri splendidi schemi mentali di perfezione etica e morale, ma nella nostra capacità – semplice e coraggiosa – di accogliere tutto il nostro cuore. Un cuore che vale e che merita perché è voluto, perché è chiamato. Ora. È questo l'augurio più bello che possiamo fare ad un amico, ad un uomo, come Piero Marrazzo.

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COMMENTI
01/11/2013 - commento (francesco taddei)

marrazzo aveva e ha il posto garantito in rai. facile parlare.