BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PIERO MARRAZZO/ L'Italia ha bisogno di peccatori, non di "puri"

Piero Marrazzo, ex governatore del Lazio, coinvolto nel 2009 in uno scandalo a base di coca e trans, ha rilasciato un'intervista a "Vanity Fair". Il commento di FEDERICO PICHETTO

Piero Marrazzo ai tempi d'oro (Infophoto) Piero Marrazzo ai tempi d'oro (Infophoto)

Un po' in sordina, dietro il can can della politica dei nani e delle ballerine, si fa di nuovo strada la voce e il volto di Piero Marrazzo. La sua vicenda, presidente della regione Lazio e marito felice "beccato" in frequentazioni oscure a base di transessualismo e cocaina, sembrerebbe buona per un articolo di gossip, di quello morboso – denso di particolari – che piace tanto all'Italia. Invece, dopo l'intervista rilasciata dallo stesso Marrazzo a Vanity Fair – nella quale il giornalista si dice pentito e deciso a non tradire e mentire più –, vengono da porsi domande più profonde che, in un certo modo, la vicenda Marrazzo incarna ed esprime.

La prima, altamente provocatoria, è inerente la purezza: che cosa un politico, o un uomo di spettacolo, deve fare per essere legittimato sul palcoscenico della "reputescion" pubblica? Su questo tema la confusione regna decisamente sovrana: da un lato il nostro mondo chiede che le leggi permettano tutto e il contrario di tutto, dall'altro la vita privata degli uomini pubblici viene passata in esame dal circolo mediatico con un elevato senso della "moralità" e del "pudore". Marrazzo, sulla carta, può farsi promoter di interventi legislativi volti a favorire l'integrazione sociale dei trans, la sconfitta del pregiudizio nei loro confronti, la "normalità" della loro presenza nella società e nelle istituzioni, dall'altro – però – lo stesso Marrazzo non può andare con loro se vuole continuare a presentare trasmissioni in Rai o fare politica. Certo, qualcuno potrebbe dire: il problema non sta nei trans, sta nel fatto che egli – interpellato sul tema – abbia apertamente mentito. Ma questo, a mio avviso, aggrava la situazione per cui, in definitiva, se ti beccano devi dire la verità, ma se non ti beccano è meglio. Si tratta dell'elogio alla doppiezza, all'oscurità, alla dissimulazione. Situazione che deve finire non appena il castello cade e il supremo tribunale mediatico avvia la sua requisitoria. Allora bisogna lasciare tutto e arrendersi, consegnandosi mani e piedi a coloro che, a tutti gli effetti, oggi costituiscono la vera e unica classe sacerdotale, i giornalisti.

La politica dei duri e puri, degli integerrimi senza peccato, non esiste. Esiste un tribunale che giudica e che osanna chi sa dissimulare meglio, chi non intralcia la casta degli editorialisti e dei commentatori che – con le loro penne – possono arrivare a cancellare nella culla tutti quelli per loro inadatti ad un ruolo di responsabilità e di rappresentanza nel nostro paese. C'è quindi una seconda domanda che la vicenda Marrazzo ci pone, più radicale di qualunque altra: se le cose stanno così, se ad essere sugli altari – oggi – è una sorta di illusione, di affettata ipocrisia, qual è l'origine del valore dell'uomo, qual è l'origine della sua dignità e della sua reputazione? 


COMMENTI
01/11/2013 - commento (francesco taddei)

marrazzo aveva e ha il posto garantito in rai. facile parlare.