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SIMONA RISO/ Svolta nelle indagini dopo l'autopsia: la ventottenne è stata uccisa a calci e pugni

La morte della giovane romana Simona Riso è un caso intricato. La giovane durante il trasporto in ambulanza avrebbe denunciato ai sanitari di aver subito una violenza sessuale

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Svolta nelle indagini legate alla morte di Simona Riso, la ventottenne romana trovata agonizzante il 31 ottobre scorso nel cortile condominiale della sua abitazione nella capitale e deceduta poche ore dopo in ospedale. Al termine dell’autopsia, è stato appurato che la giovane è stata colpita con calci e pugni, quindi la Procura sta adesso indagando per omicidio volontario. Inizialmente, invece, tra le varie ipotesi al vaglio degli inquirenti c’erano anche quelle di tentato suicidio o caduta accidentale, ma adesso sono state ufficialmente escluse. Qualcuno, quindi, ha colpito ripetutamente la ragazza, lasciandola poi a terra in fin di vita. Trasportata al San Giovanni, Simona è morta poche ore più tardi, intorno alle 10 di mattina.

È mistero sulla morte della 28enne romana Simona Riso. La donna, dopo essere stata trovata mercoledì mattina dai vicini di casa in stato confusionale, avrebbe confidato ai volontari dell’ambulanza di essere stata picchiata e violentata. Dopo un’ora dal suo arrivo in ambulanza all’ospedale San Giovanni della capitale, la giovane è morta nel reparto di ginecologica. La Riso soffriva di depressione e in passato aveva tentato due volte il suicidio, ma era stata salvata in extremis; viveva con un cugino, già interrogato dagli inquirenti. Come detto, la versione della Riso ai sanitari del 118 durante il trasporto sarebbe stata quella di un’aggressione, con tanto di violenza sessuale nella sua abitazione in via Urbisaglia, ma i primi esami effettuati sono risultati negativi. Stando a quanto riporta il quotidiano romano ilMessaggero, i medici del Pronto Soccorso potrebbero erroneamente aver trascurato gravi lesioni causate dalle percosse subite. Malsanità forse? È un consigliere regionale del Partito Democratico, Riccardo Agostini a lanciare il sospetto, ma sono solamente delle ipotesi in una vicenda di per sé già intricatissima. Ecco cosa ha dichiarato l’esponente: “Sembra che una donna arrivata in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni, con segni di percosse sul corpo e sospetta violenza sessuale, sia stata trasferita presso il pronto soccorso ginecologico, così come prevederebbe una discutibile metodologia dell’ospedale. Trascurando così le lesioni dovute alle percosse, lesioni che poi avrebbero portato al decesso della paziente. Una drammatica storia tutta da verificare ma che, se confermata, solleverebbe interrogativi inquietanti”. E ancora: “Perché spostare la paziente per essere visitata al pronto soccorso ginecologico, e non invece chiamare il ginecologo presso il pronto soccorso generale? Forse perché ce n’era solo uno in servizio a fronteggiare decine di emergenze? E, anche in questo caso, perché un rianimatore non ha seguito la paziente, che era già entrata in codice rosso? Forse perché anche il rianimatore era da solo a fronteggiare altre emergenze e non poteva muoversi? Il problema degli ospedali sotto organico, dei pronto soccorso ingolfati, con pochi eroici medici e infermieri a dover fronteggiare carichi di lavoro oltre l’umano, si conferma in tutta la sua drammaticità”. In seguito a questa denuncia, oltre alle indagini serrata della procura di Roma, anche la Regione Lazio ha richiesto un rapporto dettagliato alla direzione generale dell’ospedale San Giovanni. In ogni caso, si aspetta il responso chiarificatore dell’autopsia.

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