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ANGELUS/ Papa Francesco, appello per la popolazione delle Filippine: diamo il nostro aiuto concreto

Durante l'Angelus di oggi il Papa ha ricordato la terribile tragedia che ha colpito le Filippine, chiedendo di dare un aiuto concreto alle popolazioni

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Non poteva non citare la tragedia delle Filippine, oggi durante l'Angelus domenicale, Papa Francesco. Anche se manca ancora un conteggio ufficiale, si stima che le vittime del passaggio del tifone Haiyan possano essere almeno diecimila. Francesco ha assicurato la sua vicinanze alla popolazione filippina: "Preghiamo in silenzio e la Madonna per questi nostri fratelli e sorelle, e cerchiamo di far giungere ad essi anche il nostro aiuto concreto". Dopo queste parole, ha intonato l'Ave Maria. Il Papa ha ricordato oggi anche i "fratelli ebrei" nell'anniversario della Notte dei cristalli, così come la beatificazione di Maria Teresa Bonzel a Paderborn in Germania, fondatrice delle Povere Suore Francescane dell'Adorazione Perpetua. Prima di recitare l'Angelus aveva commentato il vangelo del giorno dove si parla dell'incontro di Gesù con i sadducei che negano la resurrezione: "La vita eterna   è un'altra vita, in un'altra dimensione dove, tra l'altro, non ci sarà più il matrimonio, che è legato alla nostra esistenza in questo mondo. I risorti - dice Gesù - saranno come gli angeli, e vivranno in uno stato diverso, che ora non possiamo sperimentare e nemmeno immaginare" ha detto. Citando poi Mosè e il roveto ardente, ha detto come Gesù è il legame fondamentale, è l'Alleanza: "Lui stesso è la Vita e la Risurrezione, perché con il suo amore crocifisso ha vinto la morte. In Gesù Dio ci dona la vita eterna, la dona a tutti, e tutti grazie a Lui hanno la speranza di una vita ancora più vera di questa. La vita che Dio ci prepara non è un semplice abbellimento di quella attuale: essa supera la nostra immaginazione, perché Dio ci stupisce continuamente con il suo amore e con la sua misericordia". Ecco ancora i passaggi fondamentali del suo discorso: "Non è questa vita a fare da riferimento all'eternità, ma è l'eternità a illuminare e dare speranza alla vita terrena di ciascuno di noi! Se guardiamo solo con occhio umano, siamo portati a dire che il cammino dell'uomo va dalla vita verso la morte. Gesù capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena! Quindi la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, il Dio che porta il mio nome, il tuo, il tuo, il tuo... sta la definitiva sconfitta del peccato e della morte, l'inizio di un nuovo tempo di gioia e di luce senza fine. Ma già su questa terra, nella preghiera, nei Sacramenti, nella fraternità, noi incontriamo Gesù e il suo amore, e così possiamo pregustare qualcosa della vita risorta. L'esperienza che facciamo del suo amore e della sua fedeltà accende come un fuoco nel nostro cuore e aumenta la nostra fede nella risurrezione. Infatti, se Dio è fedele e ama, non può esserlo a tempo limitato, la fedeltà è eterna; l'amore di Dio non è per un tempo limitato, è per sempre: Lui è fedele per sempre, e Lui ci aspetta e accompagna ognuno di noi con questa fedeltà eterna".

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