BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPILLO/ Cosa si nasconde dietro la "lotta alla povertà" di Bill Gates?

Pubblicazione:domenica 10 novembre 2013

Bill Gates (Infophoto) Bill Gates (Infophoto)

Qualche giorno fa Bill Gates ha sconfessato le aspettative più o meno messianiche connesse a internet e in generale alla rivoluzione tecnologica in corso: se non una svolta, è almeno una circostanza importante e non priva di ironia. Non sono mancate negli ultimi anni le analisi disincantate di alcuni scettici intelligenti, come Evgeny Morozov, tuttavia dalle cosiddette primavere arabe e affini alle meraviglie di wikileaks, o alle piattaforme online annunciate (e non realizzate) dal Movimento 5 Stelle, non c’è evento mirabile degli ultimi anni che non sia stato ulteriormente sancito da un collegamento, talvolta fantasioso, con le virtù di trasparenza esibite da internet.

Ora è Gates, non un tradizionalista del mondo di ieri, a avvertire che ci sono altre urgenze: vaccinare i bambini o nutrire i miliardi di persone che soffrono la fame, per esempio. Nel momento in cui qualcuno straparla di accesso a internet come diritto fondamentale, è un segnale comunque positivo di una certa saggezza e di un senso conservato delle priorità. Certo, si può inquadrare la sua presa di posizione nella sfida a quattro che è in corso tra Microsoft, Facebook, Google e Apple, dove proprio la compagnia fondata da Gates esprime, agli occhi dei cultori delle altre sette, una visione passatista e poco cool. E probabilmente nella sua presa di posizione Gates ha inserito una punta di veleno dedicata ai messianismi propugnati dai colleghi.

Proprio questo è il punto. A partire da un fatto relativamente innocuo come la santificazione in vita e soprattutto post mortem dell’incorporeo Steve Jobs degli ultimi anni, non mancano indizi, ben più pericolosi, della funzione messianica assunta dalla tecnologia informatica. È noto che Google spinge con la forza dei suoi investimenti in favore delle congetture postumaniste di una prossima “singolarità”, vero e proprio punto di non ritorno dell’evoluzione umana.

Anche se si trattasse solo di una scelta pubblicitaria in favore delle frange eccentriche che si fanno crioconservare o che ingurgitano centinaia di pillole al giorno (come Ray Kurzweil, che è uno dei principali teorici del movimento ed è recentemente entrato nella compagnia di Mountain View) per garantirsi la salute perfetta, è impossibile che una compagnia che fonda tutto il suo successo sulla capacità di individuare i trend non abbia percepito la rilevanza nell’immaginario contemporaneo di queste linee di tendenza. Nello stesso senso va l’ampiamente pubblicizzato esperimento dei Google glasses, che enuncia il mito (impossibile, e anzi pericoloso e totalitario) della trasparenza assoluta e della connessione costante.


  PAG. SUCC. >