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IL CASO/ Dalle madri tigri ai genitori elicotteri, tutti i modi per "perdere" un figlio

Pubblicazione:lunedì 11 novembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 11 novembre 2013, 8.01

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In tutti i modelli figlio-centrici i grandi rischiano di essere in balia dei più piccoli: se il ragazzo di casa è sufficientemente carino tutti stanno bene, se al contrario decide di opporsi la vita è rovinata per tutti. Questa posizione in cui li mettiamo, costantemente sotto i riflettori come su un palcoscenico, compie uno spostamento per i bambini, ossia fa passare il potere da verbo a sostantivo. Conferisce loro un cattivo potere, esercitato in maniera dispotica a svantaggio di tutti (il potere di tenere in pugno tutti), quando invece loro già potevano, ossia avevano facoltà di sollecitare il lavoro di un altro a loro favore e su questo innestarsi.

Laddove mamma e papà ci sono ancora, fanno un favore ai figli se non si appiattiscono su di loro, se mantengono un riguardo particolare verso loro stessi e il loro rapporto, se coltivano la loro storia senza rinnegare i propri interessi individuali, sempre condivisibili a patto che l'altro lo desideri, e se intessono una trama di rapporti più ampia in cui stare bene. I figli si rapporteranno allora con quel loro favorirsi vicendevole e amoroso, cogliendolo come uno spunto e un'ipotesi interessante per loro stessi. 

E anche quando mamma e papà non sono più insieme è importante, forse in misura persino maggiore, che il genitore che resta non si chiuda in un rapporto esclusivo e compensatorio col figlio. È la vastità e la varietà dell'universo che possiamo e dobbiamo proporre ai figli, non stanze chiuse e soffocanti. È in fondo questo che offriamo in eredità, già da subito e senza bisogno di sparire dalla terra: un universo di rapporti fruibili in cui il soggetto possa vivere in pace, occupandosi del bene proprio mai disgiunto per principio da quello dei compagni che gli si affiancano, compagni di un istante o di una vita intera. 

Non dobbiamo essere né tigri né elicotteri, come genitori dobbiamo solo apprezzare il reale in quanto spazio e tempo a nostra disposizione per la produzione di quel sovrappiù che si chiama soddisfazione, un lavoro personale e al contempo sempre sociale. E come tale proporlo ai più piccoli perché se ne facciano qualcosa a loro vantaggio a partire dal loro pensiero già orientato al proprio bene in partnership con un altro.



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