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ISRAELE/ Morire a 18 anni su un bus: cosa può fare una divisa "macchiata" dall'odio

Pubblicazione:giovedì 14 novembre 2013

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Raccontano che a Gerusalemme le madri con più figli fanno loro prendere l’autobus per andare a scuola a orari leggermente differenti. Si cautelano per vederne tornare a casa qualcuno, in caso di attentato.

Ma quel giovane in divisa che sedeva al fondo del bus, e guardava fuori dal finestrino, svagato, forse preoccupato dei giorni che lo aspettavano. Arruolato nell’esercito israeliano, comme il faut, da appena due settimane,  pensava alla disciplina, agli orari rigidi e alla spensieratezza della sua adolescenza, perduta per i prossimi due anni. Non si scherza, in divisa, non si gioca, ci si prepara al peggio, sempre, e dunque si fa sul serio. Non immaginava che quella divisa sarebbe stata macchiata di sangue così presto, e non in un conflitto armato. Non poteva pensare che senza un motivo, in uno stato mentale così poco battagliero, sarebbe stato colpito all’improvviso, a tradimento: che nemico è chi ti pugnala più e più volte, sull’autobus pieno, senza dichiararsi, senza cercare una lotta onorevole.

E’ un ragazzo come te, infatti, non un soldato. Anzi, più piccolo di te, soltanto sedici anni. E’ arrivato a Gerusalemme  dal suo paese, Jenin, nei territori occupati. Hussein è riuscito a penetrare in Israele non si sa come,  e dire che ci sono muri e controlli serrati. E ha scelto quell’autobus, e te, ragazzo israeliano, per vendicare forse l’attacco dell’anno scorso, nella striscia di Gaza; forse la morte di qualche parente. O forse niente: soltanto per dare sfogo alla rabbia e cercare un obiettivo all’odio verso di te, verso di voi.

L’odio non è innato. Se vi foste conosciuti in culla, tu e Hussein avreste giocato alla stesso modo, vi sareste presi a botte e poi abbracciati l’un l’altro. L’odio si impara, viene instillato giorno dopo giorno, lo bevi col tè del mattino, lo ricevi da padre e madre, come da loro impari le preghiere e i comportamenti, te lo ripetono a scuola, al bar, al mercato, sui campetti di calcio. Poco a poco ti prende, ti snatura, ne diventi vittima.

Perché Hussein è una vittima, come lo è il suo popolo. E tu lo sai bene, ragazzo israeliano figlio di un popolo vittima di tutte le storie e di tutti i secoli, e non hai potuto odiarlo, mentre capivi che quel sangue dalla tua gola non sarebbe sgorgato in eterno, mentre ti portavano in ambulanza, nella corsa frenetica, tra le urla, i pianti, i medici che gridavano, tu capivi che non avevi colpe, tu, ma era quella dannata divisa.


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