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SANTO DEL GIORNO/ Il 16 novembre si celebra Sant'Agnese d'Assisi

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Sant'Agnese  Sant'Agnese

Il 16 novembre la Chiesa Cattolica celebra la memoria di Sant'Agnese d'Assisi, religiosa italiana vissuta a cavallo tra il XII e il XIII secolo, sorella minore di Santa Chiara. Sant'Agnese nacque ad Assisi intorno all'anno 1197. La bambina venne battezzata con il nome di Caterina. Fu la sorella Chiara a darle il nuovo nome, Agnese, al momento del suo ingresso in monastero. Giovanissima, seguendo l'esempio della sorella maggiore Santa Chiara, fondatrice dell'ordine delle Clarisse, prese i voti religiosi e consacrò la sua vita all'Onnipotente. Sant'Agnese era la terza figlia del conte Favarone e della nobildonna Ortolana Fiumi. La coppia ebbe quattro figlie femmine, di cui tre si consacrarono alla vita religiosa: Santa Chiara, Sant'Agnese e Beatrice si fecero monache, mentre Penenda fu l'unica che si sposò. La fede cristiana all'interno della famiglia di Chiara, Agnese e Beatrice era estremamente importante, come dimostra il profondo senso religioso. La madre, Ortolana, venne beatificata dalla Chiesa. Un cugino di Sant'Agnese, Rufino, era uno dei più stretti collaboratori di San Francesco. L'infanzia di Sant'Agnese fu serena, venendo trascorsa tra il palazzo paterno ad Assisi e la dimora di caccia sul monte Subasio. Il 18 marzo del 1212, quando Sant'Agnese aveva circa quindici anni, la sorella maggiore Chiara lasciò improvvisamente la casa paterna per seguire San Francesco e dedicare la sua vita a Cristo e ai poveri. Secondo la tradizione, la decisione presa dalla sorella maggiore sconvolse completamente la giovane Caterina-Agnese, che sperimentò un profondo dolore mescolato con un travaglio interiore che la portò ad interrogarsi sulla sua vita e sul suo senso religioso. Pochi giorni dopo la decisione di Chiara di lasciare la casa paterna (secondo la tradizione furono sedici), Sant'Agnese decise di seguire l'esempio della sorella, abbandonando la dimora familiare e andando a cercare rifugio nel convento di Sant'Angelo a Panso.

Nello stesso convento benedettino si era rifugiata anche la sorella Chiara: le monache non rifiutarono di dar aiuto alla giovanissima Caterina-Agnese e le aprirono le porte del monastero, garantendole appoggio e protezione. Il conte Favarone, profondamente adirato per la repentina fuga delle sue due figlie, decise di tentare di riportarle a casa. Per questo incaricò il fratello Monaldo di recarsi al monastero benedettino di Sant'Angelo per persuadere Santa Chiara e Sant'Agnese a tornare alla dimora paterna. Il conte Favarone inviò, assieme al fratello, altri parenti armati per cercare di convincere la giovane ribelle a far ritorno a casa con la forza, nel caso Monaldo non fosse riuscito a farlo con la persuasione. Come previsto dal conte Favarone, la giovane Agnese non volle abbandonare il monastero di sua spontanea volontà. Il suo atteggiamento, sereno ma fermo ed irremovibile, irritò a tal punto lo zio Monaldo che questi estrasse la sua spada per colpire la nipote. Per un miracolo, il braccio dell'esperto guerriero si paralizzò e cadde inerte, impedendo a Monaldo di colpire la giovane. Gli altri parenti, furiosi, trascinarono Agnese fuori dall'edificio religioso, colpendola con calci e pugni e insultandola ferocemente. Per un altro prodigio, il corpo di Sant'Agnese divenne pesante come una roccia: i parenti, impossibilitati a spostarla per trascinarla nella casa paterna, la lasciarono malconcia nei pressi del monastero. Il conte Favarone, vista l'impossibilità di convincere la giovane Agnese a tornare a casa e constatando che con la forza non era possibile trascinarla a casa, si rassegnò e accettò che la figlia rimanesse con Chiara.


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