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DEBITO D'AMORE/ La lezione della coppia che ha acceso un mutuo per adottare un figlio

Pubblicazione:domenica 17 novembre 2013

Bambini africani Bambini africani

Per un attimo mi era sfuggito. I vistosi nomi di Angelina Jolie e Madonna fra quelli delle mamme adottive, avevano messo in ombra quello di Libera. Chiaro: lei non gira gli orfanotrofi di mezzo mondo in jet privato. Libera non è una celebrità dello star-gossip, ma una giovane donna emiliana. Insieme al marito Michele hanno deciso di accendere un mutuo per pagare la pratica d’adozione del loro Leonardo, vispetto etiope di appena un anno. Confesso che appena ho saputo della loro coraggiosa iniziativa, ho provato un attimo d’imbarazzo. In qualità di madre d’un adolescente – come il terzo mondo, in via di sviluppo - se avessi a disposizione un mutuo, così d’amblè, oggi lo userei per eliminarmi i grattacapi e spedire mio figlio dritto in un collegio svizzero.

Figuriamoci se sarei stata certificata idonea per l’adozione! Loro no: hanno chiesto un prestito di ben quindicimila euro prima ancora che arrivasse il figlio. Mio figlio piccolo me lo ricordo anch’io: in un solo giorno, mi ha innalzato a genitore e ha ridotto la mia vita sociale ai minimi termini. A tre mesi dalla nascita, ho rimpianto di non aver speso la stessa ragguardevole cifra prima di entrare in sala parto. In un resort a cinque stelle, possibilmente nell’Oceano Indiano, all inclusive e in compagnia di una buona dose di affari miei. Loro no: hanno investito tutto sul figlio e sulla famiglia. Io - non dico che arriverei al punto di investire il figlio – ma davanti alla originalità della scelta, qualche domanda me la sono posta. In base all’analisi di un milione di richieste di prestito personale, è emerso che l’obiettivo più comune dei giovani italiani è l’acquisto di un bene: la macchina. Ciascuno fa le proprie scelte. All’estero già le cose cambiano un po’. Negli Stati Uniti, dove i prestiti sono la prassi, è normale accedere a un mutuo cospicuo che consenta di frequentare l’Università. In Italia è rarissimo.

Per non parlare dei Master: per ottenere il titolo, ci si indebita per una cifra media che va dai 50mila ai 100mila dollari. Roba da adottarci una squadra di basket. Il punto è che almeno lì, si investe in capitale umano; da noi, in automobili. Ora: si tratta di vedere chi arriva più lontano. Quando si parla di investire un gruzzolo sull’individuo o spenderlo in un prodotto usa-e-getta, non c’è ROI che tenga: non occorre un economista laureato ad Harvard per capire che il ritorno sull’investimento - affettivo e non solo - sarà di lunga maggiore nel primo caso. L’importo per la pratica d’adozione è comunque alto. 


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