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IL CASO/ L'inviata: vi racconto il mio viaggio nelle mense della carità

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Le persone continuano ad arrivare a Bolzano sperando magari di lavorare lì. Ma oggi le vallate non riescono più ad accogliere e offrire lavoro. Sono stata in una mensa appena aperta dal Comune e dalla Provincia che si chiama La Sosta dove vivono immigrati italiani, ragazze madri, ecc e dove opera un’associazione che si chiama Volontarius che svolge un’attività molto particolare.

 

Cosa fanno di particolare?

 Per ovviare alla vergogna che molti trentini e bolzanini provano nel chiedere il cibo, di notte vanno in giro con un camper per portare da mangiare a questi poveri, nell’anonimato. Lì ho conosciuto tantissimi italiani, la maggior parte dei quali era gente del posto, che non hanno da mangiare e si vergognano a bussare e chiedere un pacco viveri. Poi sono ridiscesa in Emilia, nelle Marche e sono stata ad Ascoli perché volevo vedere che effetti ha avuto la crisi in provincia.

 

E cos’hai visto?

 Ad Ascoli sono stata all’Emporio della Solidarietà che è stato creato da una decina di associazioni di diversa provenienza, tra fondazioni bancarie, strutture diocesane, gruppi di semplici cittadini. Lì ho conosciuto una signora in pensione che prima faceva l’assistente sociale e che continua ancora ad aiutare i suoi ex assistiti facendo la spesa per loro che si vergognano o non possono recarsi a quel supermercato.

 

Il libro racconta storie di persone in grosse difficoltà, alcune davvero strazianti. Qual è quella che ti ha impressionato di più?

 E’ sempre difficile scegliere, perché sono tutte storie particolari. Te ne racconto due. La prima è la storia di un volontario “speciale”; perché il libro non parla solo di persone in difficoltà, ma anche di gente che aiuta le persone in difficoltà. Una delle cose che volevo fare con questo libro era proprio mettere in evidenza il legame che si crea tra chi va a chiedere cibo e chi ormai sente il bisogno di passare parte del suo tempo in una di queste mense per donare qualcosa.

 

Chi è il volontario speciale?

 Si chiama Davide; è un vecchietto arzillo che ho conosciuto a Milano. Per tantissimi anni è stato il braccio destro di Raoul Gardini. E dopo aver trascorso anni in carcere e dopo che la sua famiglia non ha più voluto saperne di lui è stato mandato a scontare l’ultima parte del sua pena alla mensa di via Saponaro. Ora che ha finito di scontare tutto quello che doveva scontare mi ha confessato che non può più fare a meno di andare almeno una volta al giorno, a pranzo o a cena, a servire alla mensa dei poveri. “Mi sento più ricco adesso”, mi ha detto una volta.

 

L’altra storia che ci volevi raccontare?



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