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2 NOVEMBRE/ Il grande inganno laico della "festa della memoria"

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Eppure, benché tutto ciò sia profondo e suggestivo, non trovo in queste dinamiche qualcosa per cui è necessario che si scomodi Gesù Cristo. Certamente Egli è il Dio dei vivi e non dei morti, Egli permette di dare senso a questo nostro pellegrinare, affidando alla Sua Misericordia il silenzio dell’oltretomba e la libertà della nostra vita presente, certamente la Sua Resurrezione ci consegna la morte come un mistero provvisorio, breve pausa nella vita senza fine, ma – lo ripeto – tutto questo non giustifica il Suo coinvolgimento in giornate così antropologicamente radicate.

Non lo dico da miscredente, lo dico constatando, guardando: il nostro popolo, infatti, sembra progressivamente smarrire il valore religioso del 2 novembre immergendolo in una sorta di festa laica, profonda e commovente, del ricordo, del debito, della gratitudine, dove Gesù Cristo non è altro che “una delle ciliegine” sulla torta. È facile, anche per noi preti, cedere all’onda emotiva e affettiva che in questi giorni avvolge le nostre celebrazioni, è facile fermarsi al rispetto per tutto quello che ho provato a descrivere poc’anzi rinunciando, in definitiva, ad annunciare il Vangelo.

Se il 2 novembre fosse solo ciò che fino ad ora abbiamo detto, esso certamente testimonierebbe l’estremo vigore di un desiderio Infinito e di un’intima gratitudine, ma – ancor più – apparirebbe come l’ultima affermazione titanica di un uomo ostaggio del proprio passato. Il ricordo, infatti, vissuto nei termini accennati, altro non è che un carceriere che tiene in ostaggio il nostro spirito, spingendoci ad affermare che ciascuno di noi ha nel passato un amore che il presente non gli può più dare. È questo il grande inganno laico della “festa della memoria”: mentre afferma il nostro sterminato bisogno d’amore, e la nostra autentica riconoscenza per chi ci ha preceduto, essa ci condanna a guardare al passato come a qualcosa che non tornerà più, come ad un’esperienza di amore impossibile nel presente. Con la morte, insomma, se ne sarebbe andata per sempre la nostra stessa possibilità di amare e l’amore – quello autentico e vero – sarebbe qualcosa di mitico, vissuto in un rapporto che oggi non si può ripetere.

L’annuncio cristiano spezza tutte queste catene, le catene del ricordo e del passato: è Gesù Colui che ci dona l’amore di cui abbiamo bisogno, era Gesù Colui che ci amava nei volti e nei gesti di chi è partito per il Cielo, ed è Gesù che – Risorto – ancora oggi rende possibile questo amore. Per i cristiani questi non sono solo giorni di “ricordo”, di affermazione invincibile della propria natura infinita e di ferma riconoscenza, questi sono giorni di “memoria”, ossia di consapevolezza piena che i volti che ci hanno preceduto ci hanno introdotto in un Amore più grande dei loro occhi e delle loro mani, più forte delle loro parole e dei loro gesti: ci hanno introdotto nell’Amore di Cristo.


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