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SANTO DEL GIORNO/ Il 20 novembre si celebra Sant'Edmondo, re degli Angli Orientali

Pubblicazione:mercoledì 20 novembre 2013

Sant'Edmondo Sant'Edmondo

Il 20 novembre la Chiesa festeggia moltissimi santi. Da Sant’Edmondo (re e martire) ai vescovi San Benigno di Milano e San Bernardo (Bernwardo) di Hildeshein all’abate San Cipriano di Calamizzi, passando per i martiri San Salutore, Sant’Avventore, San Teonesto e Sant’Ottavio. In realtà la schiera dei santi celebrati in questa giornata è molto più ampia ma ci soffermeremo a raccontare la storia di Sant’Edmondo, re degli Angli Orientali, martire della Chiesa e patrono dell’Inghilterra. Di lui, in realtà, non si sa molto, infatti della figura di Edmondo è raccontato poco nei documenti storici ufficiali. La figura del sovrano dell'Estanglia, territorio costituito dalle contee di Norfolk e Suffolk, è, invece, molto più viva nella tradizione popolare, non soltanto in quella dei fedeli della Chiesa Cattolica ma anche nella tradizione della Chiesa Cristiana Ortodossa e delle Chiese Riformate da cui viene venerato. Anche quel poco che viene raccontato nei documenti storici esistenti è molto vago. Si sa che Sant’Edmondo nacque a Thetford tra l’841 e 842 e morì nell’870, quando venne ucciso perché non volle rinnegare la sua fede in Cristo. Il re visse, quindi, in un periodo storico, il IX secolo, molto difficile per il suo Paese durante il quale il popolo dei danesi, comandati da tre fratelli (Halfdene, Ivarr e Ubba), razziava frequentemente le città. Il sistema utilizzato dai danesi era vincente e sfiancante: gli atti di violenza cominciavano con le minacce di saccheggi e uccisioni e a queste seguiva la richiesta di una taglia per risparmiare persone e cose. Così le popolazioni, atterrite e stanche delle continue incursioni dei danesi, preferivano pagare piuttosto che vivere sotto questo continuo assedio. La stessa sorte toccò nell’869 all’Estanglia di Edmondo ma il destino di popolazione e sovrano fu diverso da quello di molti altri. Gli “here”, erano chiamati così i danesi che ormai venivano considerati specialisti dell’aggressione, seguendo il loro solito modus operandi, prima cominciarono con saccheggi e razzie e successivamente, in un clima di distruzione e sconforto, iniziarono a parlare di trattative. Il re Edmondo, giovane ma soprattutto memore di ciò che era accaduto ad altri sovrani e territori dell’Inghilterra, decise di non accettare nessuna trattativa e quindi di non pagare la taglia imposta dagli occupanti ma anzi ingaggiò una battaglia con i danesi. Il tanto coraggio e il piccolo esercito del giovane re, però, non gli permisero di sconfiggere gli “here” e così venne battuto e preso prigioniero. I vincitori gli offrirono la possibilità di avere salva la vita e di mantenere la corona a patto che egli rinnegasse la sua fede religiosa e diventasse vassallo dei danesi. Naturalmente Edmondo, che era stato capace di sfidare a viso aperto questa massa di specialisti dell’aggressione, rifiutò per ben due volte di piegarsi a questo vile ricatto e, così, venne ucciso trafitto dalle frecce danesi. Abbone di Fleury, abate e santo francese, paragonò il suo martirio a quello di San Sebastiano. Con la sua morte finì anche il regno di Estanglia ma la sua fama si diffuse per tutta l’Inghilterra e il giovane re divenne simbolo di grande coraggio e, soprattutto, già santo per i suoi compatrioti, tanto che prima della fine del nono secolo una moneta coniata sotto il suo regno venne chiamata penny di Sant’Edmondo.


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