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Cronaca

LA STORIA/ Perché Ricki, dieci anni e non battezzato, ha capito tutto del Vangelo?

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Ciascuno di noi, in effetti, mai come davanti al Papa ha mostrato quale fosse il suo punto di paragone, il suo guru: il capo della comunità, il prete, l'amico di una vita, la propria cultura, la propria mentalità. In pochi hanno giudicato Francesco a partire dalla loro esperienza, dalla scoperta che avevano fatto del Papa come "vicario di Cristo". Noi, non di rado, continuiamo a guardare Francesco solo a partire da quello che sappiamo già o che abbiamo già capito. Insomma: noi il papa spesso lo spieghiamo, lo interpretiamo, ma non lo seguiamo. Cerchiamo semplicemente di ridurlo a qualcosa di accessibile e di simpatico, qualcosa che non dia fastidio. 

Chi si rende conto che Bergoglio non si presta ad un'operazione del genere, allora lo riveste dei panni del nemico, del diverso, del lontano, consegnandolo ad un ruolo e a delle responsabilità che niente hanno a che fare col compito reale del Papa: guidare la Chiesa sotto lo sguardo di Gesù. Ricki non lo ha fatto. Eppure lui non ha mai letto la Lumen Gentium o la Donum Veritatis, non ha mai aperto un Vangelo o letto un libro sacro e neppure è cresciuto fra ferventi cristiani: egli ha semplicemente incontrato Gesù e ha reso quell'esperienza − quel contraccolpo − l'autorità della propria vita. La grande rivoluzione del cristianesimo è quella di aver consegnato il giudizio ultimo su Dio e sulla vita al cuore di ogni uomo. In questo modo Cristo ha ridestato in noi tutta la capacità che abbiamo di giudicare, di riconoscere e di seguire il bene della nostra vita. Dio non si è affidato all'autorità di un libro, nè si è messo in mano ad una casta di sacerdoti: Egli si è offerto alla coscienza di ogni uomo, rendendo la coscienza il luogo decisivo per la fede. 

Nell'Adversus Praxean Tertulliano esprime tutto questo con una frase che rimane nella storia come il frutto più potente, anarchico e sovversivo dell'esperienza cristiana: "Se tu mi parlassi di un Dio che non fosse il mio io me ne accorgerei". Ecco chi è l'uomo: uno che ha la capacità di riconoscere Dio. Di fronte ai problemi della vita, di fronte alle grandi scelte, noi siamo capaci di riconoscere e di seguire Dio. Non abbiamo bisogno di altro se non della Chiesa che, con la sua instancabile educazione − fatta di gesti e parole − proprio come Gesù allarga continuamente la nostra misura e purifica il nostro sguardo. 

Nell'ora del dolore non c'è bisogno di interpreti o di guide spirituali, ma di sacramenti e di ascolto della Scrittura che − nella Santa Assemblea − diventa Parola di Dio. In ogni circostanza noi abbiamo già tutto cò di cui abbiamo bisogno. Non lo dico io, lo dice Ricki, il non battezzato, lo straniero che − proprio come la Samaritana − ha solo incontrato Gesù. E per questo sa meglio di chiunque altro dove guardare, come guardare e chi guardare. 


COMMENTI
25/11/2013 - Ricki (Pierluigi Assogna)

Bellissimo!