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STATO-MAFIA/ Pellegrino: cosa c'entra Napolitano col maxiprocesso e col "teorema Buscetta"?

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Il teorema Buscetta, che diventò poi la matrice dell’impianto accusatorio del maxiprocesso, prevedeva che i capimafia rispondessero dei delitti eccellenti anche se nel momento in cui erano commessi stavano giocando a carte con il maresciallo dei carabinieri. La mafia fu descritta dai pm come un’organizzazione verticistica, nella quale gli omicidi eccellenti non erano commessi se non su ordine della cupola.

 

Quali furono le conseguenze?

La cupola fu chiamata a rispondere di tutti gli omicidi eccellenti anche quando i suoi componenti avevano dei buoni alibi. Il cristallizzarsi di questo principi ebbe effetti devastanti nella lotta a Cosa Nostra. La mafia era convinta che le protezioni politiche di cui godeva l’avrebbero messa al riparo da questo epilogo, ma non fu così e si vendicò assassinando Salvo Lima.

 

Fu dunque questo l’oggetto della trattativa Stato-mafia?

No. Probabilmente l’oggetto della cosiddetta “trattativa” fu un’attività d’intelligence per cercare di capire che cosa ci fosse dietro la strategia stragista dei corleonesi. Questa strategia li portò al disastro, in quanto in uno scontro militare con lo Stato la mafia non poteva vincere. Di fronte a una scelta così incomprensibile una serie di forze investigative cercarono di stabilire contatti con Cosa Nostra per capire che cosa ci fosse dietro.

 

I contatti avvennero?

Sì, e di fatto gli agenti domandarono ai corleonesi che cosa volessero ottenere con questi eccidi che non avrebbero portato sicuramente a niente.

 

Fu una vera trattativa?

Non esiste forza di polizia che non svolga attività di questo genere. Il processo sulla trattativa Stato-mafia può quindi portare a perseguire inquadrando come reato delle cose che furono compiute nelle forme del normale adempimento del dovere verso lo Stato.

 

(Pietro Vernizzi)



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