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PROTESTA GENOVA/ Cosa ci insegnano i cinque giorni di sciopero selvaggio?

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Eppure, è stato proprio il timore che una delibera del Comune potesse riaprire la prospettiva del coinvolgimento di un socio “privato” a dar fuoco alle polveri della protesta, chiusa con un accordo con il quale il Comune di Genova accetta versare altri 4,3 milioni di euro, che non saranno però necessari per garantire l’equilibrio aziendale; per questo, l’accordo ipotizza di recuperare altri 4 milioni dalla riorganizzazione aziendale, che dovrà avvenire senza però toccare né gli stipendi né gli orari di lavoro dei dipendenti. In termini militari si parlerebbe di una resa senza condizioni.

Tre considerazioni finali. Serve un sistema fiscale che avvicini chi paga a chi spende: i cittadini, vere vittime di questa situazione, sono preda della sindrome di Stoccolma e parteggiano per i loro carcerieri; non c’è consapevolezza che il costo di chi viaggia sui mezzi pubblici è pagato per il 70% dalla collettività e quindi da moltissimi cittadini che non li possono utilizzare. Serve un grande realismo: il trasporto è un settore delicatissimo, che può bloccare l’intera società; occorre quindi muoversi con grande cautela, coscienti dei rapporti di forza che vedono le autorità di governo (a tutti i livelli) in posizione di grande debolezza. In tempi di moralismo asfissiante, giova ricordare il grande Pascal: “Non essendosi potuto fare in modo che la giustizia fosse forte, si è fatto in modo che la forza fosse giusta”.

Serve un piano di riconversione industriale per la Pubblica Amministrazione, come si fa con l’industria bellica alla fine di una guerra. Efficienza vuole dire inevitabilmente meno personale: o siamo in grado di impiegalo in attività che generano ricchezza o siamo destinati a vivere molte altre “5 giornate di Genova".

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